17 novembre 2006

Risposta a Eugenio

Nei commenti a questo post Eugenio Mastroviti mi invita una riflessione. E' un buon troll, perchè un suo commento di poche righe mi costringe a una risposta lunga e articolata. :-)

Eugenio, sono un po' perplessa. Mi pare che il punto sia davvero un altro.
Quello che mi interessa davvero (e ci ho fatto più di un post) è un tentativo di analisi di un fenomeno che ha visto nascere in italia piccoli esempi di personalismo politico (berlusconi è ovviamente un esempio non tanto piccolo, e per questo meno facilmente analizzabile).

A un certo punto, dopo tangentopoli, è sembrato che il fulcro dell'azione politica fossero le singole persone e non le strutture (partiti,associazioni, ecc..) di riferimento.

Questo ha avuto – secondo e con tutti i distinguo per i singoli casi – due esiti diversi.

Alcuni esponenti – deputati, senatori – di quello che possiamo definire “parco buoi” del parlamento, con un’analogia con la borsa molto efficace, hanno avuto percorsi diversi.

Persone che erano state “arruolate” con il compito di catalizzare voti, cooptati in politica a ragione della popolarità personale in altri campi (sportivi, o vedove di uccisi dalla mafia, o donne che denunciavano violenze sessuale sui luoghi di lavoro o discriminazione razziali e/o religiose ecc..) finivano poi fare i peones in parlamento, utili solo a qualche intervento strumentale o quando si trattava di votare una legge importante. Vuoi dei nomi? La pivetti per esempio, che è riuscita a emergere fino alla presidenza della camera e che ora fa programmi di quart’ordine in televisione.

Quindi qualcuno è approdato con grande successo alla “grande” politica (quella che nel frattempo si è deteriorata) e qualcuno non è riuscito a stare a galla nel marasma ed è affogato.

Altri esempi del primo esito potrebbero essere quelli di alemanno, o di gasparri, o di calderoli: persone mediocri, ignoranti, incapaci a tutto tranne che a nuotare all’interno dei risentimenti e delle rivalse dei loro elettori, inacidite dai pregiudizi, ma capaci dei compromessi, anche ignobili, che sono necessari per la scalata al potere.

Poi c’è stato chi non ci è riuscito. Vuoi per mancanza di reali competenza, - non è detto che se vinci il campionato mondiale di squash o se ti hanno stuprato in quindici sei capace di far politica - vuoi per caratteristiche personali, vuoi per eventi del tutto casuali.

A questo discorso, nei miei interessi, se ne intreccia un altro: quello della mutazione della comunicazione e delle forme comunicative legate (nello specifico) alla mondo scientifico e a quello politico sociale. Dell’aspetto scientifico mi occupo modo più professionale, e qui sopra ne parlo poco; l’aspetto sociopolitico (e antropologico) invece è una specie di gioco,di divertissement, e lo pratico qui, sui gruppi di discussione, sui forum che frequento. A volte mi capita di portare fuori dal web alcune riflessioni più serie anche su questo aspetto, ma è più raro.

Ora, esistono sul web alcuni fenomeni che uniscono la prima parte di questo post e la seconda.

Uniscono quindi a un’esperienza politica fatta in un momento che mi interessa particolarmente perché è considerato un momento di mutazione della classe politica alla partecipazione intensa e strumentale alla vita “mediatica”, magari anche in funzione di recupero della prima, ormai perduta.

Fenomeni mi sono parsi, come dire, una buona cartina di tornasole per una riflessione anche frammentaria, certamente non conclusa, a volte affrettata su rapporti mediatici intrecciati tra politica/comunicazione/identità/.

Nessun caso personale quindi, semplicemente un interesse (mio) di sperimentare qui (sul blog, sui gruppi, sui forum) alcune riflessioni, sperimentare nel senso di mettere alla prova, di giocarci, di mutarle anche arbitrariamente – cosa che ovviamente non posso fare in altri ambiti.

Per essere un buon entomologo non è necessario avere avversione verso gli insetti, anzi spesso è il contrario. E una puntura di tafano potrebbe avere l’indubbio merito di portare all’attenzione di un ricercatore curioso un fenomeno interessante per le sue ricerche che altrimenti avrebbe potuto non scoprire mai.

3 commenti:

fB ha detto...

Secondo me hai scelto male l'esempio perché, anche se magari non è vero, chi ti conosce sospetta che per ragioni personali ci si trovi mescolato qualche pregiudizio.

E, ma forse sono io a essere stanco alla fine di una settimana pesante, questo qua sopra mi sembra proprio uno di quei post che escono a me quando cerco di scrivere in dieci minuti qualcosa che richiederebbe un po' piú di pazienza.

ipazia ha detto...

fb: sull'esempio scelto male forse hai ragione, ma d'altro canto io di ste robe mi occupo da ben più tempo rispetto al blog (ma nessuno è tenuto a saperlo), e da qualche parte sul blog c'è anche scritto.

e hai ragione anche sul secondo punto. ho risposto in fretta, e forse facendo un po' di confusione argomentativa, ma i neuroni e il tempo mi servono per la scrittura "seria" :-)

Uriel ha detto...

Spesso per menzionare un fenomeno e' utile stimarne la dimensione. Ma la dimensione di un fenomeno sociale, cioe' di un fenomeno di relazione, e' da verificare in senso relativo, e non assoluto. Il mondo di Blogger.com , nel complesso, ha un numero superiore di lettori rispetto a "Repubblica". Ma non essendo un giornale cartaceo, valgono altri criteri di valutazione. Il concetto e' semplice: 280.000 lettori unici che ha un blog non sono le 280.000 copie di Repubblica. Mentre per un giornale cartaceo e' un successo, per un blog e' una quantita' quasi irrilevante. Perche' in un caso abbiamo una domanda di 2.000.000 di giornali al giorno, e quindi siamo a quasi il 15% della saturazione, mentre su internet la domanda e'... qualcosa per dieci elevato alla qualcosa molto alto. E quindi 280.000 e' un numero PICCOLO. Un tizio paracelebre e il suo blog/sito sono un fenomeno del tutto irrilevante. Ha peso solo se prendiamo quei numeri e li leggiamo come fosse un contesto editoriale. Ma poiche' si trova su internet, ha lo stesso peso del tuo blog, o del mio , o di qualsiasi altro. Perche' rispetto ad una domanda di dieci elevanto alla ventuno pagine che si ottiene sommando la banda passante degli utenti, che faccia 1000 accessi o che ne faccia 1000000, e' ancora la differenza fra una formica magra e una grassa. Uriel