21 aprile 2013

Prendersi il tempo

Prendersi il tempo per pensare, per riflettere, per provare a capire.

Come a molti, la rielezione di Napolitano alla Presidenza della Repubblica, è parsa anche me una soluzione forzata, che sanciva sotto molti aspetti (qualcuno lo vedremo) il fallimento della politica, della dialettica, e anche delle istituzioni. 

Anche oggi, a mente fredda, dopo aver letto ragioni e motivazioni di quella scelta da parte di chi l’ha compiuta, resto contraria. 

La prima elezione di Napolitano è stata anche la prima elezione di un importante esponente della storia della sinistra in Italia.

Non sempre e non tutti sono stati d’accordo con le scelte che hanno costruito il suo percorso politico – nemmeno io che per un certo tempo mi sono riconosciuta tra i “miglioristi”. Ma va dato atto che ogni sua scelta pubblica e politica (insieme, perché pubblico e politico non possono essere scissi) è stata una scelta lucida e coerente, ed è tutto quello che si deve poter riconoscere a una decisione che non si condivide. 

E non ho condiviso l’ultima scelta, che non ha preso da solo, ma della quale è lui a rispondere: la scelta di portare a termine la legislatura con il governo Monti. 

Una scelta della quale non condividevo nulla, dalle premesse economico-finanziarie poste a sua spiegazione fino alle pressioni fatte sul gruppo dirigente del PD per sostenerla, in spregio a ogni considerazione politica e sociale.

Una scelta di cui Napolitano deve rispondere ma che siamo noi a dover pagare.

Rieleggere Napolitano ci costringe a prendere atto che – una volta di più – la politica ha fatto un passo indietro davanti al reale, dichiarando la propria incapacità di occuparsene.

Ho letto le ragioni di chi ha votato Napolitano, e magari prima aveva votato Marini o Prodi o Rodotà. A volte mi hanno convinto, a volte no. 

Sicuramente non mi hanno convinto le ragioni per le quali hanno votato Napolitano, perché sono le ragioni di chi ha deciso, con quell’atto, di non essere in grado di trovare una soluzione politica a un problema politico.

Napolitano, Prodi, Marini (no, Rodotà no) erano tutte soluzioni non solo possibili, ma buone. 

Per la prima volta nella storia della repubblica si prendeva atto che il candidato alla massima carica della repubblica non poteva non provenire dalle file della sinistra, laica, democratica e pluralista. 

E nell’aprile del 2013 era uno splendido viatico proveniente dall’altro aprile, quello del 1945.

Fare l’analisi delle colpe e delle responsabilità ha un senso politico, ma non è possibile capire nulla a mio avviso se si resta sul presente e sul quotidiano. 

Certamente anche chi fa politica è stato contagiato dal “tempo reale”, anzi, dal tempo “del media”, per il quale tutto accade simultaneamente e qualche ora dopo non è più “reale”. 

La prima responsabilità dei nostri deputati – tutti i nostri deputati – è stata questa: non si sono presi il tempo. (quelli del pdl invece si. dal primo momento chi li comanda ha perfettamente compreso che doveva solo avere pazienza. quella pazienza che è insita nell'istituzione.

C’è stato chi ha scritto che i vertici del partito hanno invitati i deputati a spegnere twitter e facebook, e sono stati dileggiati. 

E invece avevano ragione. 

Io pretendo, come cittadino, dai deputati che rappresentano la Nazione che in uno dei momenti più alti dell’agire democratico e repubblicano siano presenti a loro stessi e concentrati sul loro agire. 

Sono abbastanza convinta che non twittino o non postino mentre fanno l’amore, mentre si fanno la barba e nemmeno mentre si mettono il rossetto. Non fosse altro perché hanno le mani impegnate. 

Avrei gradito che l’elezione del presidente della repubblica fosse almeno alla stessa stregua delle tre attività sopra citate.

Come i chirurghi quando operano o gli insegnanti quando spiegano o i macchinisti quando guidano un treno.

Avrei gradito quella solennità e quel rigore che devono contraddistinguere coloro che si sono sentiti chiamati a servire la nazione.

Avrei gradito vederli orgogliosi e consapevoli di quel momento.

Avrei gradito vedere il bando alle folle, al rancore da bar, all’inseguimento del momento di celebrità su twitter o su facebook. 

Avrei voluto vedere la stesso copione, formale e democratico, del voto al candidato di bandiera.

Avrei voluto che si fosse colta l’occasione per insegnare ai deputati M5S cosa significa stare in parlamento.

Avrei voluto vedere i deputati M5S votare rodotà per la venticinquesima volta di fila, e capire – alla fine – che sono in parlamento perché hanno scelto la via democratica alle riforme e questa via devono imparare a rispettarla. 

E ci sono cose che si imparano solo quando la ripetizione del gesto rende consapevoli che si sta sbagliando, che ci si espone al ridicolo e che si sta giocando con la vita dei cittadini. 

A margine, mi piace ricordare che il primo deputato socialista nel nostro parlamento fu Andrea Costa. E il dibattito sul partecipare o no alle elezioni nel partito fu lungo, aspro e per alcuni aspetti ha segnato anche le scelte successive. 

E non a margine mi piace ricordare invece che per i deputati M5S entrare in parlamento è stato come vincere il primo premio alla lotteria.
Compri il biglietto all’autogrill e te lo scordi in macchina finchè qualcuno non controlla. E da quel momento in poi i problemi li hanno gli altri.

La mia maggior delusione sono stati i deputati M5S, e parlo sul serio. Sono stata convinta per settimane che su 163 almeno una trentina prima o poi sarebbero emersi; statisticamente parlando mi pareva improbabile che non ci fosse un 20% di loro in grado di comprendere, aggirandosi in quei luoghi, a quale responsabilità e impegno fossero chiamati. 
Non è stato così, e milioni di italiani hanno mandato in parlamento zombie telecomandati, in perfetto parallelo con i deputati del PDL. Stessa ignavia, stessa protervia, stesse scelte. E soprattutto una identica compiacenza al potere. 
L’oscena e invereconda compiacenza al potere dominante. 

La stessa che si è vista negli insulti a Franceschini. Tra il popolino che lo insultava non ce ne era uno con il coraggio, non solo morale, di emergere dal gregge e assumersi la responsabilità di quello che stava accadendo. 
Non è la logica del branco, per quanto gli somigli, è l’intemperanza momentanea, inutile e violenta (inutilmente violenta) di quel sottoproletariato che ben si conosce (e le eventuali lauree non c’entrano). 

Quel sottoproletariato che condivide nelle linee di fondo l’egemonia dominante. 

Non chiedo nemmeno, come qualcuno vuole e chiede, i nomi dei franchi tiratori. Il voto è segreto e la libertà di mandato intoccabile, anche se l’elezione del presidente della repubblica non è qualcosa che abbia a che vedere con intime convinzioni.

Hanno scelto, e potevano e dovevano scegliere. Non ne faccio nemmeno una questione di ipocrisia, quell’applauso a Prodi che non faceva presagire l’esito successivo. 

Si ha diritto costante di cambiare idea e, nello specifico, nessun obbligo a comunicare il cambiamento di convinzione. 
Ma l'analisi politica è altra cosa. 

chi ha ritenuto, nel suo pieno diritto, di bocciare Prodi e Marini sa - o dovrebbe sapere - che questa scelta è e sarà giudicata nel suo complesso parlamentare. 

Non voglio sapere chi sono, ripeto. Ma sappiano che hanno contribuito a sottoporre, in maniera del tutto impropria (e anticostituzionale) l'elezione del capo dello stato al giudizio dei cittadini. 

E di questo sono responsabili tutti coloro che sono presenti in parlamento. vecchi e neoeletti, di qualunque schieramento. 

Se siete arrivati fino a qui potete condividere se vi piace, condividere e commentare o anche solo commentare. 

Non garantisco di rispondere ai commenti e non garantisco nemmeno di tenerli in bacheca se mi dispiacciono. 

(disclaimer: è solo la prima di molte parti).

29 aprile 2010

Considerazioni accademiche

Treno a/r da bologna 200 euro.
Hotel tre giorni 80 euro a notte (b&b)
Pasti e spostamenti in loco altri 200 euro...
se mi faccio bocciare da casa risparmio 700 euro e 1200 km.

08 gennaio 2010

Rosarno: pogrom

Allora, sul sito di repubblica appare questa roba:
"La tensione continua. Non accenna a calare la tensione a Rosarno: un centinaio di abitanti, armati di bastoni e spranghe di ferro, ha tirato su una barricata sulla statale 18 all'altezza del km 474, a poche centinaia di metri dai locali dell'ex Opera Sila dove si trovano molti degli stranieri che la notte scorsa hanno dato vita agli scontri. La situazione è molto tesa: al momento non c'è stato alcun contatto tra i due gruppi, con gli immigrati che, secondo quanto riferiscono fonti investigative, si sono chiusi dentro i locali dell'ex Opera Sila (una struttura fatiscente in mezzo al nulla di una zona industriale mai decollata) e non avrebbero intenzione di uscire. Ma il blocco dei cittadini sembra tutt'altro che pacifico: quasi tutti hanno bastoni, stecche da biliardo, spranghe di ferro e mazze. E tra loro sono circolate anche alcune taniche di benzina."

dunque vediamo: ci sono delle persone che sono chiuse dentro un edificio e non hanno intenzione di uscire. Poi ci sono altre persone fuori con mazze, bastoni e taniche di benzina. Repubblica scrive: "non c'è stato alcun contatto tra i due gruppi". Io scrivo POGROM.

01 dicembre 2009

news!


"così, a occhio, direi che hanno equivocato."
vedi anche.

hat tip: marco d'itri

12 novembre 2009

Solo linguaggio?

Leggete questo articolo del messaggero.
Ad un certo punto l'articolista scrive:
"I nomadi chiedono il risarcimento danni dopo la sommossa. Una ventina di persone, tutte appartenenti a nuclei familiari di etnia Rom, hanno sostato e protestato questa mattina davanti al Municipio di Alba Adriatica. I nomadi, che volevano incontrare il sindaco, hanno chiesto l'intervento economico del Comune a risarcimento dei danni subiti dopo la sommossa, animata da oltre 200 cittadini, all'indomani della morte dell'imprenditore vittima di pestaggio da parte di tre giovani zingari. Sostenendo di non essere coinvolti nell'accaduto, alcuni manifestanti hanno rivolto un appello alle forze dell'ordine che, a loro parere, hanno il dovere di proteggere la comunità rom da eventuali aggressioni. "
Vi invito a riflettere su "a loro parere", quasi che difendere un campo rom da un pogrom non sia tra i compiti delle forse dell'ordine.

Per altro, è interessante notare come il nesso tra videopoker e rissa venga praticamente sottaciuto.

10 novembre 2009

Dialoghi su icq

Diotima ‎(18.04): hai letto questo?a che anno siamo? 1932? 1933?
Cochin ‎(18.05): cristo e la santanchè l'hai sentita?
Diotima ‎(18.06) : ah si maometto pedofilo voglio dire siamo sincerema se qualcuno la mena la santanchè a noi ci dispiace?
Cochin ‎(18.06): ahahhahahahhahahahahhahaa minchia, quanto se le merita
Diotima ‎(18.06): pure se la mena un integralista del burqa eh?
Cochin ‎(18.06): il problema è che diventerebbe la vittima santa quindi spero proprio di no
Diotima ‎(18.06): mah
Diotima ‎(18.07): siamo sempre state sul fronte opposto in questo io e te voglio dire tu ti preoccupi che le vittime possano diventare simboli io auspico che intanto diventino vittime. poi si vedrà.
Cochin (18.08): lol

09 novembre 2009

Eventi

A giudicare da quanti scrivono della diretta partecipazione alla caduta del muro viene il dubbio che a Berlino ci fossero i saldi del secolo. Come a Woodstock.

08 novembre 2009

Blog dalla Svezia

Ricevo e pubblico, direttamente dai commenti:
"iao, se ti interessa anche un blog dalla Svezia, noi ci siamo trasferiti a maggio 2009, fuggendo dall'Italia. Ci raccontiamo quasi ogni giorno qui: http://onewaytosweden.blogspot.com
Nel blog mettiamo anche un sacco di info che potrebbero tornare utili a chi volesse inseguire il proprio sogno di vivere in un altro paese.
Grazie e ciao.!"

e aggiorno i link.

28 ottobre 2009

Da NoisefromAmerica

Arriva il link di oggi. Da leggere, commentare, diffondere.


26 ottobre 2009

Berlusconi e Marrazzo

La vicenda Marrazzo terrà banco come e più di quella di Berlusconi, ma tra le varie posizioni che sono state prese mi pare che manchino un paio di riflessioni.
Possiamo sostanzialmente sintetizzare le varie opinioni in questo modo:
da destra:
1. la vita privata del premier è vita privata che nulla ha a che vedere con la vita politica;
2. è un complotto
da sinistra le cose appaiono leggermente più complicate e andiamo da:
1. la vita privata di Berlusconi è vita privata, dobbiamo batterlo politicamente, e chi sanziona i suoi comportamenti privati è un moralista
a
2. la vita privata di Berlusconi sarebbe privata se non sistemasse le donne con cui si accompagna con cariche pubbliche e se non sponsorizzasse opiniono politiche (vedi family day) del tutto incompatibili con le pratiche private
fino a:
3. è un disgustoso puttaniere maschilista.

Mi paiono opinioni - tutte - estremamente superficiali, che non colgono quali sono i termini della questione. Che sono parecchio più complicati e che chiamano in causa categorie e ragionamenti piuttosto trascurati; in breve, possiamo porre il problema in altre determinazioni, estremamente più pregnanti - a parer mio - e che portano a conseguenze ben più interessanti.

In una discussione in reallife sul caso Marrazzo mi sono ritrovata a sostenere l'opinione che, indipendentemente da ogni considerazione etico-morale sulla pratica di pagare prestazioni sessuali, quello che mi stupiva era l'incapacità di controllo pulsionale. Sei un uomo pubblico, ricopri una carica pubblica, in un paese ritenuto (non a torto, ma non per queste cose) sessuofobiche, e se sei incapace di controllare le tue pulsioni questo porta a due considerazioni:
a)manchi di intelligenza sociale, perchè sai benissimo che se ti beccano sei un uomo finito
b)i tuoi elettori possono anche fregarsi di chi, dove e come trasgredisci, perchè -beati loro - non sono moralisti, ma dovrebbero essere interessati al fatto che sei un uomo incapace di tenere sotto controllo le pulsioni. E che sei disposto a rischiare la rovina personale per soddisfarle.
A mio modo di vedere questo vale sia per Berlusconi che per Marrazzo, indipendentemente dalle scelte di genere. Trovo che sia estremamente pericoloso che chiunque abbia dei problemi di questo genere occupi posizioni di potere.
A questa che mi parevano considerazioni già abbastanza pessimistiche Candide ha replicato sinteticamente, con una buona dose di intelligenza politica, che in realtà chi fa la scalata al potere, riuscendoci, lo fa proprio per poter soddisfare le sue pulsioni; che quello che accomuna Berlusconi e Marrazzo è proprio una concezione del potere come posizione che possiede l'intangibilità; si cerca di diventare potenti con la convinzione che il potere sia quello feudale, e che quindi al potere si accompagni la possibilità di dare libero sfogo ai proprio comportamenti - comportamenti che in un uomo comune sono duramente sanzionati.
E non solo, ma che proprio il potere abbia in sè, ontologicamente, quella condizione che permette a un maschio alfa di soddisfare i suoi appetiti.
Ora, entrambe le posizioni - per altro solo superficialmente in opposizione - ci portano a riconsiderare le posizioni espresse "a sinistra".
E torniamo a quelle; la prima era:
la vita privata di Berlusconi è vita privata, dobbiamo batterlo politicamente, e chi sanziona i suoi comportamenti privati è un moralista;
questa si rivela essere una trappola. La vita privata di Berlusconi e Marrazzo rivela che sono incapaci di tenersi sotto controllo.
C'è qualcuno a sinistra che ritiene che non controllare i proprio impulsi sia un fattore poco determinante per una persona che ha responsabilità politiche?
Oppure: c'è qualcuno a sinistra che ritiene che concepire la politica come "luogo" di impunità per i propri comportamentipulsionali sia un principio condivisibile?

La seconda era: . la vita privata di Berlusconi sarebbe privata se non sistemasse le donne con cui si accompagna con cariche pubbliche e se non sponsorizzasse opiniono politiche (vedi family day) del tutto incompatibili con le pratiche private.
Ora qui la questione si biforca decisamente e qualche differenza - politica - salta fuori.
Berlusconi ha sistemato, in tutto o in parte, le sue amanti con cariche pubbliche. Marrazzo no.
Berlusconi ha negato ogni cosa. Marrazzo no.
Berlusconi non ha minimamente intenzione di abbandonare la sua carica pubblica per queste vicende. Marrazzo l'ha fatto.
Berlusconi sta attuando vendette (Boffo, probabilmente lo stesso Marrazzo, e vediamo chi altro). Marrazzo si è preso le sue responsabilità e sta uscendo di scena.

Quindi qualche differenza *politica* c'è, ed è sostanziale. In fin dei conti, pare di capire che a sinistra *ancora* non si ritiene, almeno ai vertici, che essere esponenti politici significa concepire il potere come strumento per la realizzazione delle pulsioni.

Il punto si sposta quindi sugli elettori: davvero la maggior parte degli italiani concepisce il potere in termini feudali? Davvero si pensa diffusamente che il potere sia qualcosa di così alieno dalla vita di tutti noi da essere ontologicamente accompagnato dalla liceità di qualunque comportamento, perchè l'esercizio del potere rende temuti e/o rispettati fino alla patologia? Si pensa ancora che il potere sia quello di Gilles de Rais?

23 ottobre 2009

Depressione?

All'estero, sulla roba che studio io ci fondano i dipartimenti. In Italia è complicato far uscire un articolo...

22 ottobre 2009

Oscenità

Non saprei come altro definire questa notizia: Vespa prende un milione e seicentomila euro (1.600.000) all'anno per fare cento puntata di Porta A Porta.
Un milione e seicentomila euro.
Sedicimila euro a puntata.
Allora: 15 puntate le fa su Cogne, 10 sul lifting, 10 sulla dieta mediterranea.
Le altre sparse.
In tutte si mostra di una deferenza e piaggeria imbarazzante per chiunque (ma non per lui, a sedicimila euro a puntata) verso il governo di centrodestra e Berlusconi in particolare.

Imbarazzante davvero vedere come scodinzola, come agita il musetto, come lappa.

Ora, il prezzo lo fa il mercato.
Dicono.
Ma chi altri oltre alla rai, - con i nostri soldi - potrebbe pagare Vespa in Italia un milione e seicentomila euro l'anno?
Ma vada a cagare, Vespa. E anche chi gli fa il contratto.

20 ottobre 2009

Una modesta proposta

Tremonti viene folgorato dalla rivoluzionaria idea del posto fisso. La Marcegaglia insorge, il nano sostiene il suo ministro.
Ma se cominciassimo con il nazionalizzare proprio le imprese della Marcegaglia?
Colpirne uno per educarne cento...

16 ottobre 2009

Prova

Vediamo se dal cellulare ci riesco...
Le mail ti raggiungono ovunque con BlackBerry® from Vodafone!

Dilemmi

Moto nuova o 250 barbe di sangiovese?

07 ottobre 2009

Com'era Com'è

PRIMA:
Art. 283. - (Attentato contro la Costituzione dello Stato).
"Chiunque commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello
Stato, o la forma del Governo,
con mezzi non consentiti dall'ordinamento
costituzionale dello Stato
, è punito con la reclusione non inferiore a
dodici anni.".
ADESSO:
dopo la modifica apportata dalla legge n. 85 del 24 febbraio 2006 dice:
Art. 283. - (Attentato contro la Costituzione dello Stato).
"Chiunque,
con atti violenti, commette un fatto diretto e idoneo a
mutare la Costituzione dello Stato o la forma di governo, è punito con
la reclusione non inferiore a cinque anni".

notate , a parte la riduzione da 12 a 5 anni, la diversa formulazione....

Scoperte banali

Chissà perchè scoprire che gli avvocati - in primo luogo Ghedini - che in questi giorni difendono il lodo alfano sono gli stessi che venticinque anni fa hanno difeso due serial killer nazisti (abel e furlan) e che uno di loro - Ghedini - fu sentito come persona informata sui fatti a proposito della strade del 2 agosto...ecco, chissà perchè non mi stupisce.

06 ottobre 2009

Il fatto quotidiano

In questi tempi bui salutare la nascita di un giornale è quasi un obbligo democratico. Se poi questo giornale nasce strutturalmente per essere un giornale di opposizione a Silvio Berlusconi la questione non si pone neppure.
Sono anni che compro Repubblica molto saltuariamente, e quasi come un obolo che - in determinate circostanze - è obbligatorio versare.
Nella mia vita Il Fatto quotidiano sta prendendo il posto di repubblica, quantomeno dal punto di vista esistenziale; così come molti, tanti - forse troppi - anni fa giravo con repubblica sotto il braccio, in una dichiarazione di intenti che voleva essere preliminare a qualsiasi scambio sociale, oggi è il momento de Il Fatto quotidiano. Si entra al bar, si sale in autobus, si gira per l'università con questo nuovo giornale sotto al braccio. E con il titolo di testa bene in mostra.

15 settembre 2009

Educhiamo Brunetta: 30 ottobre Prima giornata del Fancazzismo

L'idea e il post li ho rubati a letturalenta.
L'articolo di letturalenta lo trovate sotto il titolo

La prima giornata per festeggiare il Fancazzismo è fissata per il 30 ottobre 2009.

"Convocate con campagne in rete e nei social network, senza una pianificazione prestabilita, ma sempre in giorni feriali, le giornate del fancazzismo avrebbero un programma molto semplice: fare tutto quel che si vuole, tranne lavorare a pagamento, comprare e vendere. Si potranno leggere libri presi in prestito, guardare film scaricati dal mulo, dormire tutto il giorno, passeggiare a naso in su, comporre poemetti epici, praticare qualsiasi attività che non implichi scambio di denaro.

Al termine della giornata i partecipanti redigeranno un resoconto e lo invieranno per posta ordinaria al ministro Brunetta, a titolo di gratuito contributo alla sua edificazione spirituale. Non è detto che funzioni — anzi, dato il soggetto, le speranze di successo sono minime — ma sarebbe immorale non provarci."


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Si prega di condividere e diffondere il più possibile.

14 settembre 2009

Università

Il link di oggi lo trovate qui. Ma mi piace troppo e allora lo riporto per intero.
E' un articolo di Gian Antonio Stella

«Si dice, e speriamo che si dica il vero, che il ministro della pubblica istruzione, impaurito e seccato degli scandali occorsi nelle commissioni chiamate a giudicare pe' i concorrenti alle cattedre vacanti d' università, abbia in animo di abbandonare il sistema adottato quest' anno per l' elezione e la composizione delle commissioni. E si domanda: cosa farà ora il ministro?». «Già tutti i modi sono stati tentati. Primieramente fu affidato al consiglio superiore della pubblica istruzione l' incarico di nominare i professori. Ma c' era un male: al consiglio ogni facoltà, sia di lettere, sia di medicina, sia di giurisprudenza, è rappresentata da cinque membri che, si sa bene, essendo i soli competenti nella materia, erano quelli che soli potevano sentenziare con coscienza di causa; e senza appello eleggevano. Di qui l' influenza, esercitata a colpo sicuro per tutto l' anno che precedeva il concorso, da candidati sugli esaminatori antecedentemente designati dalla logica stessa del regolamento: e in un anno di tempo nessuno può immaginarsi a che cosa un candidato di buona volontà possa riuscire nell' animo d' un commissario non del tutto draconiano. Si arrivò, basti dire, a vagheggiare il matrimonio come titolo di concorso, dopo che qualche concorrente non aveva trovato miglior mezzo per riuscire di domandare entro l' anno la mano di sposa alla figliola di un commissario: il matrimonio si combinava per dopo il concorso; il fidanzato, manco a dirlo, riusciva primo, e allora glorioso e trionfante festeggiava in un giorno medesimo la cattedra e la moglie. La moralità dei concorsi banditi a scopo d' allevamento domestico e di propagazione scolastica gustava molto a qualche membro del consiglio superiore; e non è a dire se ci volle del bello e del buono per troncare lo scandalo. Pure, alla fine, lo scandalo fu levato di mezzo. E si stabilì un' altra norma...». Macché: questo sistema no, quest' altro no perché «non serve che a mascherar male l' arbitrio», quell' altro ancora no perché «è il peggiore di tutti»... Conclusione: «Il migliore, fin che non se ne trovi un altro, è ancora il secondo: lasciare libertà d' elezione alla facoltà...». Penserete: povera Gelmini! Quante grane con ' sti concorsi universitari! Macché: il ministro della Pubblica Istruzione in questione era Guido Baccelli, il suo premier non era Berlusconi ma Luigi Pelloux e al Quirinale non c' era Napolitano ma Umberto I. E il commento del Corriere della Sera, titolato «Le magagne dei concorsi universitari» e scovato negli archivi da Angelo Varni, il docente di Storia Contemporanea a Bologna che sta curando la prima parte della storia del nostro giornale per la «Fondazione Corriere», non è di questi giorni. È del 10 novembre 1898. Centoundici anni fa...

03 settembre 2009

Vivere all'estero

C'è chi è già partito e chi vuole tutte le informazioni per andarsene; insomma, quasi una comunicazione di servizio per questo blog che ha come prima categoria quella degli italiani all'estero: viviallestero.

30 agosto 2009

difendere boffo?

Nemmeno per idea. Sono regolamenti di conti interni alla destra.

14 agosto 2009

Dell'arte di far specchietto con perizia

Rosalucsemburg su it.cultura.religioni.cattolici. Da non perdere: RU 486 e stili propagandistici

Padroni

Dalla proibizione ad andare al cesso all'obbligo di bere. I padroni non cambiano.