Berlusconi: "Sarebbe bello un Consiglio dei Ministri itinerante..." adnkronos.
21 maggio 2008
19 maggio 2008
16 maggio 2008
Rom, extracomunitari, emergenze, and so on
C'è un ma.
Ed è che un italiano su due è fascista.
E una controprova è data dal fatto che, sinistra o no, nessuno trova aggregazione su temi come: uguaglianza, della giustizia sociale, welfare, progresso civile.
Non esiste più in Italia lo spazio politico. E non intendo dire che non esiste uno spazio politico per la sinistra, ma che non esiste più la polis.
Uno stato che tollera - che incita ai - i pogrom è uno stato che non ha diritto all'esistenza.
14 maggio 2008
Emergenza rom
Da panorama:
"60 delle 67 organizzazioni del malaffare italiano sono infatti presenti nella regione dell’Urbe.
Parola dell’Osservatorio tecnico scientifico per la sicurezza e la legalità del Lazio che, per bocca del suo presidente, Enzo Ciconte, ha reso nota la mappatura integrale della criminalità laziale. E la fotografia non è per niente incoraggiante: nella regione sono attualmente “in attività” circa 300 mafiosi suddivisi appunto in una sessantina di “cosche”: venticinque fanno capo a ‘Ndrangheta, diciassette alla Camorra, quattordici a Cosa Nostra e due alla Sacra Corona Unita. Ne restano fuori una manciata, sotto la guida di vari clan isolani.
E Roma, naturalmente, la fa da padrona, con sei gruppi a dominare la scena: secondo la mappa dei grandi clan criminali all’interno della Capitale, la suddivisione è rigorosamente per zone. Al Flaminio operano 5 ‘ndrine (Morabito, Bruzzaniti, Palamara, Speranza e Scriva) a S. Basilio la ‘ndrina Sergi-Marando, ad Ostia c’è la Camorra e Cosa Nostra, a Sud-est la Camorra del clan Senese a Ciampino e Centocelle, i ben conosciuti Casamonica all’Appio, Tuscolano, alla Borghesiana il clan Ierinò.Restano in second’ordine, ma sono comunque in ascesa, la distribuzione dei prodotti ortofrutticoli, il settore turistico, la ristorazione e la sanità."
Non c'è dubbio, a Roma urge un "commissario per i Rom"
13 maggio 2008
Il problema degli extracomunitari
Ecco quando sento o leggo frasi simili a me vengono in mente alcune cose:
Questa, per esempio; oppure questa; o magari anche articoli così o anche cose un po' più surreali, ma anche più quotidiane, come questa o quella vicina.
Ma - che ve lo dico a fare? L'emergenza sono gli extracomunitari. (no, non i rumeni, loro sono comunitari.)
Italia, maggio 2008
Pogrom contro i Rom, - in cui c'entra la camorra (hat tip: rosalucsemburg). La mafia al potere - no, non attraverso politici corrotti, proprio direttamente. Razzisti e fascisti di contorno, nazisti in provincia, illustri esponenti del centrosinistra che ci fanno vergognare: "Finocchiaro: inaccettabili accuse così gravi. Critiche sono state rivolte a Travaglio anche da Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato: «Trovo inaccettabile che possano essere lanciate accuse così gravi, come quella di collusione mafiosa, nei confronti del presidente del Senato, in diretta tv su una rete pubblica, senza possibilità di contraddittorio» (dal sito web del messaggero).
Il fatturato fa conquistare alla mafia i primi posti nell'economia italiana.
Così, mettendo insieme al volo un paio di cose.
Renato Schifani
Deve essere l'unico avvocato siciliano che non ha mai conosciuto un mafioso. E a quanto pare wikipedia fa meno paura di Travaglio:
"Nel 1979 Schifani è stato tra i fondatori (con una quota del 3%, pari ad un milione e mezzo di lire) della società Siculabrokers, nella quale ha anche assunto il ruolo di amministratore. Tra i soci di questa società, vi erano l'ex ministro degli Affari regionali Enrico La Loggia, Benny D'Agostino, Giuseppe Lombardo e Nino Mandalà: Benny D'Agostino - all'epoca dei fatti un imprenditore incensurato facente parte di una nota famiglia impegnata nella costruzione di porti e banchine in tutta la Sicilia - nel 1997 fu arrestato con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e successivamente condannato; Mandalà, che nel 1980 era incensurato e svolgeva l'attività di rivenditore di carburanti, è stato arrestano nel 1998 per mafia, successivamente anch'egli condannato è stato definito dai giudici il capocosca di Villabate; Lombardo è stato presidente e consigliere delegato della società di recupero crediti Satris della quale erano soci i discussi esattori ed uomini d'onore della "famiglia" di Salemi Nino e Ignazio Salvo, arrestati da Giovanni Falcone nel 1984. Nel dicembre del 1980, un anno e mezzo dopo esservi entrato, Schifani ha poi liquidato la propria quota uscendo dalla società.
Nel 1992 Schifani insieme all'avvocato Antonino Garofalo è stato socio fondatore di Gms (una società di recupero crediti). Garofalo è stato arrestato nel 1997 e rinviato a giudizio per usura ed estorsione. Schifani tuttavia non è stato coinvolto nella vicenda."
In sintesi, su cinque soci che ha avuto Schifani in due diverse società quattro sono stati condannati per reati connessi all'associazione mafiosa.Non male.
Conosco donne che hanno sbagliato due mariti su due, ma quattro soci su cinque...
08 maggio 2008
La recensione che avrei voluto scrivere
La trovate qui, però mi piace così tanto che ve la ripropongo per intero. Buona lettura.
“L’uomo che non credeva in Dio” è felice di essere nonno anche se Spinoza non dice nulla al riguardo
Bisogna farsi coraggio e comprare questo libro, pur non essendone degni. Rilassarsi pensando a quanto tempo di posa sarà costata la foto di copertina, con tutte le rughe perfette sulla fronte e l’aria grandiosa da busto del Pincio. Poi leggere tutto “L’uomo che non credeva in Dio” di Eugenio Scalfari (ricordandosi però a ogni pagina di non esserne degni) e provare infinita gratitudine per ogni particolare davvero autobiografico, privato, per ogni pezzetto di vita sottratta alla gabbia dell’Io: Eugenio Scalfari che lavora all’uncinetto facendo le maglie per due bamboline con la testa di ceramica, Eugenio Scalfari che piange disperato perché un compagno di scuola gli ha gettato dalla finestra tutti i giocattoli, ma lui è buono e lo perdona, Eugenio Scalfari che porta in spiaggia la sera le ragazze (dopo la parentesi bordello, un classico di cui quelli della sua età vanno sempre fieri), Eugenio Scalfari che vive simultaneamente due diversi approdi sentimentali (“mai come allora ho invidiato il dono dell’ubiquità”), fino a Scalfari nonno contento che cede all’orgoglio volgare della consanguineità (“per chi la pensa come penso io è un errore grave”, ma il suo “es”, scrive, gli ha mandato quel segnale e lui ha dovuto tradurlo in parole semplici: è magnifico che si possa diventare nonni, anche se Spinoza non ha scritto nulla a riguardo).
Il libro di Scalfari è molto di più, ovviamente, è un’autobiografia esistenziale e filosofica (tenere a mente l’indegnità anche estetica di accostarcisi, rende più intensa la lettura), ed è soprattutto un lungo magnifico salto negli anni del liceo: ci sono tutti i filosofi studiati a scuola, tutti, e ognuno è citato con le stesse frasi che ci si scriveva sul banco per cavarsela alle interrogazioni senza aver studiato. Eugenio Scalfari, venerato maestro che eccezionalmente è riuscito a non cadere mai nell’altra classica categoria del Novecento, solito stronzo, regala democraticamente anche agli indegni un’immedesimazione. Lui studiava sul Lamanna, io sottolineavo l’Abbagnano, ma la res cogitans e la res extensa sono state uguali per tutti, come la ragion pratica e la ragion pura e il Discorso di Cartesio e “Fatti non foste a viver come bruti”. E Rousseau e i Sepolcri di Foscolo, fino a quella frase di Nietzsche che ritorna molto spesso ne “L’uomo che non credeva in Dio” e stava sui diari e sugli zaini di tutte le femmine perché rimandava a cose rimorchianti di maschi fumatori e ripetenti. Infatti è anche una maglietta Feltrinelli: “Bisogna avere un caos dentro di sé per partorire una stella danzante”.
La vita pensata di Scalfari, insomma, si fa meno irraggiungibile, più giovanile (anche se lui era in classe con Italo Calvino e chissà se lo faceva copiare o copriva il foglio con la mano), poi il libro pesa meno del manuale di filosofia, è più fico da vedere (merito della foto) e, tenuto disinvoltamente aperto sul banco, garantisce il sei e mezzo all’interrogazione.
07 maggio 2008
Omicidio a Verona
Tre link, per tre letture diverse che analizzano aspetti diversi. Da leggere tutti e tre.
uriel, letturalenta e rosalucsemburg.
01 maggio 2008
Note a margine: Vattimo all'università di Bologna
Ne ho parlato brevemente qui. (ho mandato più o meno le considerazioni che seguono a repubblica, vediamo che ne fanno)
Le argomentazioni con cui Carinci si oppone alla decisione di Sassatelli sono però ampiamente discutibili, - in tutti i sensi. Le sintetizzo brevemente, visto che online l'articolo non si trova.
Scrive Carinci che l'aula non si poteva negare per ragioni di principio e di opportunità.
Le ragioni di principio le estrinseca con queste parole:
"perchè non si vede come si poteva negare a un professore universitario a pieno titolo cioè non per mero biglietto da visita, ma per autorevolezza scientifica - di dire la sua".
1. mi sfugge la distinzione tra professore universitario a pieno titolo e tra professore universitario per "mero biglietto da visita".
Sarebbe illuminante qualche esempio da parte di Carinci.
Per caso i professori universitari "per mero biglietto da visita" potrebbero essere quelli che su giornali a tiratura nazionale sostengono che la propria disciplina si basa sulla copia e sul plagio come ha fatto Vattimo qualche tempo fa sul Corriere della Sera?
2. Vattimo è docente universitario di filosofia teoretica. Ha chiesto l'aula non per tenere una lezione sulla sua disciplina ma per intervenire su un avvenimento di politica contemporanea. L'essere docenti universitari consente di chiedere l'uso di una struttura pubblica per propagandare le proprie idee sull'universo mondo? E Carinci avrebbe difeso comunque questa richiesta se l'argomento presentato da Vattimo fosse stato la Coppa dei Campioni? E se invece Vattimo avesse voluto illuminarci sulla reale possibilità del moto perpetuo? A mio avviso, l'essere docente universitario di filosofia a questo riguardo non offre particolari privilegi rispetto a essere un operatore ecologico.
Continua Carinci dicendo che quando si parla in università:
"se lo fa un professore, di norma lo fa ex cathedra, con la sua brava lezione che spesso non tollera né interruzioni né domande finali, senza che sia previsto alcun duetto cantilenante"
1. Ormai sono molti anni che bazzico l'università, prima da studente e poi da docente. Devo ammettere che una lezione universitaria senza domande non mi è mai capitata. Non vi ho mai assistito e non ne ho mai tenute. A volte, se non ci sono, mi capita di sollecitarle. Strano ma vero.
2. Si suppone che si parli ex cathedra della propria disciplina. Del proprio ambito di competenze scientifiche e accademiche, non di posizioni politiche che, anzi, come tali devono sostenere il contraddittorio. O dobbiamo ascoltare Vattimo ex cathedra anche quando ci parla delle sue senili infatuazioni per cubani cubisti?
Carinci passa poi alle ragioni di opportunità e scrive:
"E' ben noto che questi gruppi cercano visibilità pubblica e non per nulla avevano questa volta scelto un personaggio come Vattimo, sicché, se si voleva farne parlare in lungo e in largo, questa era la maniera giusta; non solo il divieto avrebbe avuto luogo solo se si fosse stati in grado di garantirne l'osservanza, cosa che già a priori si dava per esclusa."
1. Curiosa argomentazione che esplicita come Vattimo si sia prestato a fare da utile udiota a un gruppo politico che cercava solo pubblicità. Epperò Carinci la responsabilità di questa pubblicità tenta di scaricarla su chi ha cercato di evitare che l'università fosse strumentalizzata da un manipolo di press-agent in pectore.
2. Mi sfugge la coerenza argomentativa del fatto che si possa vietare qualcosa solo se il divieto è efficace. Che significa? Che siccome non possiamo fermare il traffico di organi umani dobbiamo legalizzare la vendita dei reni?
Dopo di che i collettivi occupano un'aula universitaria. E' già accaduto in passato e accadrà ancora in futuro, non mi pare una tragedia. Quello che invece mi sembra il caso di sottolineare è che un professore universitario - Gianni Vattimo - in spregio totale dell'istituzione a cui appartiene, l'università, e in spregio totale del rispetto accademico, sia entrato in quell'aula, novello Wanda Osiris nella ola dei suoi boys "accolto come un trionfatore, con un mistico rigurgito di trasgressione" come acutamente scrive Carinci.
A me pare che Sassatelli non avrebbe potuto comportarsi in maniera migliore. Ha legittimamente negato un'aula universitaria per un'iniziativa ambigua e pubblicitaria e ha mostrato sensibilità e coraggio nell'essere nel luogo che gli studenti avevano occupato, perchè l'università è degli studenti, anche quando sbagliano.
Che ne siano consapevoli o no, gli studenti di Bologna hanno visto in azione due tipi ben diversi di docenti universitari: Sassatelli e Vattimo. Meno male.
30 aprile 2008
Intolleranze
Esterno giorno: una molto trafficata via bolognese, questa:
Io, in automobile, in doppia fila, in attesa che qualcuno liberi il suo posto. Immediatamente dietro di me, dopo qualche minuto, un'auto si accende e inizia la retromarcia. Sbucato dal nulla, un BMW argento, questo:
Indi mi giro in avanti e - meraviglia quotidiana - vedo un posto libero. Parcheggio, cancellando completamente dalla mia mente l'energumeno in Suv. (n.b. non penso AFFATTO che l'arroganza automobilistica dipenda dalle dimensioni dell'auto o dal sesso. Uno è stronzo indipendentemente dalla macchina posseduta e dagli attributi di genere).
Scendo, compio il mio dovere inondando di monetine il parchimetro e, sulla via del ritorno all'auto, biglietto in mano, mi ricade l'occhio sul Suv, ancora in doppia fila, che la macchina che sembrava liberasse il posto stava - ahilui! - solo facendo manovra.
Per agire l'uomo necessita dell'oblio dice Nietzsche, e in un lampo ho dimenticato infatti le assennate considerazioni di qualche minuto prima. Prima di averlo deciso mi sono diretta verso il Suv, ho delicatamente bussato con le nocche al finestrino e, avendo finalmente ottenuta l'attenzione dell'energumeno, ho completato l'azione così:
Il coro cacofonico della sua reazione imbestialita ha accompagnato il suono argentino delle mie risate per la via.
27 aprile 2008
Vattimo, il debole
"Noi non siamo obbligati a concedere spazi - spiega il preside al Corriere - figuriamoci se questi servono a propagandare iniziative antidemocratiche, non condivisibili, inaccettabili in una logica di tolleranza. L'Università non può ospitare eventi che incitano al boicottaggio di Israele".
Tutti copiano tutti scrive in pratica il debole filosofo Vattimo sul maggior quotidiano nazionale.
Meno male che qualcuno non è d'accordo. Sul giornale. it qui e qui.
Senza equivoci la posizione di Roberta de Monticelli: "«Dissento completamente dall’intervento di Vattimo, è spaventosamente al ribasso, fa diventare tutto lo stesso, è quasi una caricatura del pensiero debole..."
25 aprile 2008
25 aprile
Monumento ai caduti di Sabbiuno.
A quanto pare le preoccupazioni di mmax, per quanto legittime, paiono infondate. A guardare la prima pagina di repubblica di oggi si capisce che è il 25 aprile solo cercando la data nella testata. E vale anche per l'edizione cartacea.
"Il 14 dicembre 1944 un gruppo di prigionieri viene fatto uscire dal carcere di S. Giovanni in Monte e preso in consegna da un ufficiale tedesco delle SS. Nessuno di loro sa dove è destinato, molti pensano al fronte che ormai dista poco da Bologna. È un inverno molto rigido, ha appena nevicato. Il gruppo viene fatto incamminare: passa porta San Mamolo, Paderno e, poco dopo Sabbiuno, arriva a un casolare dove viene fatto fermare. I prigionieri vengono rinchiusi nella stalla. Si sentono, piuttosto vicini, gli spari e gli scoppi dal fronte. Quel fronte e quella libertà così vicine, purtroppo, nessuno le raggiungerà perché, poco dopo, vengono barbaramente trucidati e le loro povere spoglie gettate giù dal calanco.
Dal 14 al 23 dicembre del 1944 furono uccise dai nazisti qui a Sabbiuno un numero imprecisato di persone: 53 le vittime accertate (che con gli anni sono salite a 58), 100 il numero simbolico che ricorda tutti gli altri caduti di cui non è stata possibile l'identificazione. Portati fin quassù in gruppi in giorni diversi, furono fucilati e quindi i loro corpi gettati nel calanco. Erano tutti prigionieri, in prevalenza partigiani, ma non solo, prelevati dal carcere di S. Giovanni in Monte."
Tratto da qui
20 aprile 2008
18 aprile 2008
Darwin
Per chi, come me, ha una venerazione per il grande Charles, online ci sono tutti i suoi scritti.
17 aprile 2008
17.063.874
E' il numero degli italiani che hanno votato la coalizione di Berlusconi.
Che l'ultima dichiarazione della campagna elettorale (Mangano è un eroe) ben spiega il successo in Sicilia e in Lombardia.
Palermo guadagna e Milano ricicla.
15 aprile 2008
Futuri ministri
E' da ieri che arrivano a frotte qui sopra con la key "futuri ministri". Posso assicurare ai miei novelli lettori che non ne so assolutamente nulla.
Fase REM
Normalmente non mi ricordo i sogni. A meno che non siano particolarmente sgradevoli, nel qual caso ogni particolare mi rimane in mente con particolare nitidezza.
Adesso però basta, qualcuno mi svegli.
13 aprile 2008
Fermi, Berlusconi e le cellule nucleari
Hat tip: Riccardo
Voto non voto
Anch'io, come scrive Michele Serra oggi su repubblica, ho un paio di amici che hanno deciso di non votare. E, come lui, anche io per oggi e domani li odio. Poi martedì tutto tornerà come prima.
12 aprile 2008
Bella Ciao
Oggi repubblica pubblica una delle prime, se non la prima in assoluto.
Bella ciao viene da una ballata yiddish. E Jenner Meletti ne racconta la storia.
02 aprile 2008
Blogaction
"Ai partiti politici, ai politici italiani, agli organi di informazione, alla cittadinanza tutta..."
il resto su Blogaction.
28 marzo 2008
Citazioni
"La Grande Stampa Radiotelevisiva si domanda perché i gggiovani vadano ai rave parties e prendano le pasticche pur sapendo che una volta su settecentomila -a pigliarsi una pasticca- si muore.
Oh, non saprei proprio cosa rispondere.
O sono tutti pazzi o sono tutti laureati in statistica."
Da Cloridrato di Sviluppina.






