25 giugno 2008
Bonino due: la smentita
Roma, 25 giu. (Adnkronos) - "Si tratta di una bufala, dovuta ad un dato di irritazione, oltre che da una riflessione che faccio da tempo sugli stereotipi al femminile". Emma Bonino commenta cosi' ai microfoni di Radio Radicale le notizie anticipate ieri dal settimanale 'Diva e donna' sul fatto di essere 'innamorata'. "Questo giornale -ha raccontato la Bonino- mi aveva chiesto una intervista alla vigilia del vertice Fao sui temi della nutrizione, dell'energia, della poverta'. Mi sono puntualmente preparata su temi che seguo da tempo ed ho scritto un articolo. Il vertice e' passato sotto silenzio anche da noi, perche' assorbito dalla polemica sulla presenza di Ahmadinejad".
peccato!
Emma Bonino
«A sessant'anni sono innamorata. Lui non è un politico e non è italiano». Lo afferma Emma Bonino, vice presidente del Senato, in una intervista a 'Diva e donna' mercoledì in edicola in cui racconta la sua vita, il figlio mancato, l'amicizia con Pannella: «Marco è uno che a volte mi dà sui nervi», dice la senatrice del suo antico compagno di lotte dei Radicali.
MARCO - «Non sono mai stata innamorata di lui. E neanche lui di me. Per nostra fortuna non abbiamo mai avuto complicazioni di tipo sentimentale o sessuale. Ci siamo sempre voluti però all'interno di un rapporto di amicizia profonda che abbiamo coltivato e anche molto costruito. Spesso anzi, ci siamo imposti di 'volerci'. Lui a volte mi dà sui nervi quando mi ripete per la terza volta la stessa cosa. Di me non sopporta che io sia pragmatica, terra-terra».
QUIRINALE - Ricordando lo slogan 'Emma for president' e un sondaggio del 1999 che nel gradimento degli italiani la vedeva davanti a Carlo Azeglio Ciampi se la elezione diretta al Quirinale fosse stata possibile, la Bonino rivela di non considerare tramontato quel sogno di salire un giorno al Colle: «Per fare il presidente della Repubblica in Italia bisogna avere 80 anni. Io ne ho appena sessanta e dunque ho vent'anni di tentativi davanti. E poi sono cocciuta».
Che dire? Sarà una notizia estiva, sarà che non sanno cosa scrivere, ma a me Emma Bonino piace sempre più. E come presidente della repubblica sarebbe strepitosa.
24 giugno 2008
Descartes - terza parte
A questo punto Cartesio si sveglia, molto spaventato, e come dice lui stesso, veglia per circa un paio d'ore pregando Dio di preservarlo dai peccati. Poi si gira sul fianco sinistro e si riaddormenta, solo per svegliarsi di nuovo al suono di un grande fragore e per vedere la stanza invasa da scintille di fuoco. Passata la paura, caparbio quale solo un francese di provincia sa essere, si riaddormenta.
Sogna di prendere un libro dalla sua scrivania, un dizionario. E sotto a questo vede un altro libro il Corpus poetarum. Lo apre a caso e finisce su una poesia di Ausonio, Quod vitae sectabor iter? ma viene interrotto da uno sconosciuto che gli indica un'altra poesia di Ausonio, Est et non.
E qui Cartesio supera se stesso, perché questa volta non si sveglia nemmeno, ma decifra il sogno dormendo! E giunge alla conclusione che il Corpus poetarum fosse simbolo dell'unione tra filosofia e saggezza, il dizionario l'insieme delle scienze e la poesia Est et non indicasse il vero e il falso.
Il melone rappresenta la solitudine, e il vento che vuole spingerlo verso la chiesa - luogo ove pure si stava recando di sua volontà - un cattivo genio. E qui sarà bene che nessuno osi sottovalutare l'importanza del genio cattivo, che è così cattivo da spingere Cartesio verso un luogo nel quale voleva andare...
Le scintille sono la verità che, volente o nolente Cartesio, ha deciso di impadronirsi di lui.
La poesia che gli viene mostrata dallo sconosciuto sta a indicare la nuova missione che deve intraprendere: unificare tutte le scienze.
Qualcuno ha negato la veridicità dell'episodio dei sogni, preferendo intenderlo come una finzione letteraria, qualcuno invece ha parlato di crisi mistica.
Naturalmente ha detto la sua anche Sigmund Freud, per il quale i sogni di Cartesio rientrano nella categoria dei "sogni dall'alto", cioè "formazioni ideative che avrebbero potuto essere create sia durante lo stato di veglia, sia durante lo stato di sonno, e che soltanto in certe parti hanno tratto il loro contenuto da stati psichici abbastanza profondi."
In casi come questi, prosegue Freud, il miglior interprete è il paziente stesso, perchè il contenuto del sogno è molto vicino al suo pensato. Fa un'eccezione per il melone, che a suoi occhi è la possibile "raffigurazione di un'immagine sessuale che abbia occupato la fantasia del giovane solitario". (d'altro canto sappiamo bene che se non c'è sesso Freud non se ne occupa. E comunque, a che altro deve pensare un giovane in buona salute in un accampamento militare?)
E, alla fin fine, che avrebbe potuto dire Freud, davanti a un Cartesio che pone a fondamento della sua filosofia proprio la mancata distinzione tra sonno e veglia? Che dubita di essere sveglio e vestito perchè spesso ha sognato di esserlo e non si ritiene quindi in grado di cogliere la differenza? Tormentato com' è dall'idea del genio maligno?
"Io penserò che il cielo, l'aria, la terra, i colori, le figure, i suoni e tutte le cose esterne che vediamo, non siano che illusioni e inganni [...] Considererò me stesso come privo affatto di mani, di occhi, di carne, di sangue, come non avente alcun senso, pur credendo falsamente tutte queste cose [...] Baderò accuratamente a non accogliere alcuna falsità, e preparerò così bene il mio spirito a tutte le astuzie di questo grande ingannatore, che, per potente ed astuto ch'egli sia, non mi potrà mi imporre nulla."
E questo è Cartesio, il campione della razionalità del XVII secolo e seguenti, uno che immagina di non esistere per non farsi fregare da un genio cattivo. (tutti parlano di 'sto episodio della stufa e nessuno che si occupi della lampada)
Ho già capito che 'sta cosa sarà lunga. Stay tuned.
La prima e la seconda parte
(1) La cui esposizione dettagliata potete trovare in Oeuvres de Descartes, par Ch. Adam et P. Tannery, Paris 1887-1913, 12 voll.
Obama
21 giugno 2008
Pubblicità omofoba? No, grazie.
Mi piacerebbe sapere chi ha avuto l'idea di questo spot. Non riesco a capire se sia più ridicolo o più razzista.
Magari potremmo chiedere ai "creativi" della Mercedes di venire a Bologna al Gay Pride sabato prossimo.
Hat tip: ornitolella.
19 giugno 2008
Aggiornamento link
Comunque sia, sono questi che trovate di seguito e anche nella barra a sinistra.
noisefromamerica
7yearwinter
lostranierodielea
chinaski77
filosofoaustroungarico
viverestphilosophari
sviluppina
baffo
corrado
viaggisraele
schifezza
magarisultardi
stark
spinoza
marsspirit
odiamore
noblogo
tuttiincolonia
ilnuovomondodigalatea
gossip
chictransit
18 giugno 2008
Kuros!
Ciro Ascione.
Uriel -Odifreddi 10 - 0
Come conclude Uriel: "Dico, ma ci rendiamo conto che questo elemento qui viene dalla stessa universita' di Giuseppe Peano, e non riesce a fare un discorso logico neanche a pagarlo?"
17 giugno 2008
16 giugno 2008
Esame di stato - tracce prova 2008
In breve:
Tipologia A - analisi del testo: D'annunzio, Il tiglio nostrale (1919)
Tipologia B - saggio breve/articolo di giornale:
ambito artistico-letterario: La creatività come eversione delle regole sociali
ambito socio-economico: Paure e speranze dell'uomo nel terzo millennio
ambito storico-politico: Come lo scorrere del tempo mitiga le rivalità politico-cylturali
ambito tecnico-scientifico: Razionalità della fede e irrazionalità della scienza
Tipologia C - tema di argomento storico: I moti indipendentisti delle isole VanuatuTipologia D - tema di argomento generale, da una riflessione di Norberto Bobbio.
Le tracce complete sono reperibili a partire dal blog di peskamatura.
Aggiornamento: qui potete trovare il link diretto alle tracce.
Buon esame a tutti!

12 giugno 2008
Gay Pride!
Chi viene?
11 giugno 2008
08 giugno 2008
Italia, giugno 2008
«Il primo atto ufficiale del commissario per i rom di Milano è proprio il monitoraggio della famiglia Bezzecchi, Rogoredo, Milano. “Sono arrivati alle cinque e mezzo - racconta Giorgio - hanno circondato il campo, lo hanno illuminato, sono venuti casa per casa, roulotte per roulotte, ci hanno svegliato, ci hanno fatto uscire, hanno fotografato le case e poi i nostri documenti. Hanno finito intorno alle sette e mezzo."
04 giugno 2008
30 maggio 2008
Descartes - seconda parte
Non era un metodo strano, tutt'altro. Fin dal secolo prima anche in Italia si usava fare la stessa cosa; i matematici si sfidavano a vicenda alla dimostrazione dei teoremi più svariati. Comunque sia Beeckman traduce in latino per Cartesio e - quasi certamente per sfotterlo, visto che sul diario scrive che non credeva affatto che quel soldatino potesse trovare la soluzione - gli dice: "Posso presumere che mi darai la soluzione, una volta che avrai risolto il problema?"
Cartesio non fa una piega, gli chiede l'indirizzo e se ne va.
Beeckman stava a Breda, anche se era di Middelburg, perchè sperava di diventare vicedirettore della scuola latina di Utrecht, aveva studiato medicina e matematica e in attesa della carriera scolastica dava una mano allo zio ad allevare maiali.
La mattina dopo Cartesio si presenta a casa dello zio con la soluzione del problema. Quale problema fosse non è dato sapere, riguardava degli angoli e Cartesio aveva abilmente concluso che in quel problema non esistevano angoli. Pare una fesseria ma è un'argomentazione che alla fin fine Cartesio usa spesso. I cartesiani sostengono che parla "per assurdo". I cartesiani.
Intanto Maurizio di Nassau non va in guerra, e Cartesio resta nell'esercito. Come ufficiale volontario fa un po' quello che gli pare, e quindi ne approfitta: qualche donna, qualche festa, e lo sfizio di imparare il fiammingo, così da poter leggere da solo i manifesti per le strade. Che allora il fiammingo era una lingua utilissima da conoscere, quasi come oggi. Ah, dipinge anche. Aver brillantemente risolto il problema geometrico che non conosciamo lo riempie di entusiasmo; adesso a letto tutte le mattine non fa altro che leggere e scrivere di matematica e geometria, e studia anche le opere di combinatoria di Lullo. Che poi in questo non è che sia molto originale; gratta gratta dietro ogni filosofo-matematico-pensatore-ecc...tra cinquecento e seicento c'è Lullo.
Intanto il principe di Nassau non combatte, e Cartesio, che si era arruolato solo per assistere alle battaglie (non partecipare) un po' si incazza pure. E' arrivato da Parigi per vedere un po' di mossa e invece gli tocca stare a letto a leggere, come se fosse in una delle sue case di campagna. Intanto è morto Rodolfo II, e qualche casino dalle parti della Germania può scoppiare; visto che dall'Olanda nessuno si muove Cartesio si congeda e parte da solo, con l'idea di arruolarsi da quelle parti. Va a Copenaghen, poi in Polonia, prosegue per l'Ungheria e arriva a Francoforte in tempo per vedere l'incoronazione di Ferdinando II d'Asburgo. Mentre succede di tutto - comincia la Guerra dei Trent'anni per dire - Cartesio fa il turista, molto tranquillo, e si dirige in Boemia per vedere i combattimenti tra l'impero e l'esercito boemo e alla fine decide di arruolarsi, sempre alle solite condizioni - niente partecipazione ai combattimenti, il suo valletto resta con lui, e molto tempo libero - nell'esercito di Massimiliano, duca di Baviera.
A me sta cosa di uno che vaga per mezza Europa alla ricerca di un esercito in cui arruolarsi per non combattere nel bel mezzo di un conflitto che durerà trent'anni mi sembra semplicemente geniale.
L'esercito passa l'inverno sulle rive del Danubio, ed è lo stesso Cartesio che ci racconta, nel Discorso sul metodo:
"Mi trovavo allora in Germania, richiamatovi dalle guerre che colà ancora si combattono. Ritornando all'esercito dopo aver assistito all'incoronazione dell'imperatore, fui costretto dall'inverno incipiente ad acquartierarmi in una località dove, non essendo disturbato da alcuna conversazione e non essendo turbato, per fortuna, né da preoccupazioni né da passioni, trascorrevo tutto il giorno da solo chiuso in una stanza ben riscaldata da una stufa, dove avevo tutto l'agio di trattenermi con i miei pensieri".
E la notte tra il 10 e l'11 di novembre del 1619 Cartesio fa i tre sogni che lo portano alla conquista del successo perchè gli indicano, secondo l'analisi che ne fa lui stesso, la via per la nuova filosofia. Interessante notare che quella sera è la vigilia di San Martino, e tutti erano in festa e palesemente sbronzi. Tranne Cartesio, che quella sera non beve - anzi! non beve vino da tre mesi. (segue)
29 maggio 2008
Descartes - prima parte
Altra premessa: Descartes parla quasi sempre in prima persona, il suo procedimento è autobiografico anche quando intende presentare le sue riflessioni in forma oggettiva e universale. Così, tanto per cominciare a inquadrare il personaggio.
Ora, Descartes è assolutamente fondamentale per qualsiasi storia della filosofia, non c'è manuale che non lo identifichi come il punto di partenza della filosofia moderna, il momento della svolta del sapere e del pensiero filosofico. Dopo aver letto questo, in qualsiasi manuale nelle pagine seguenti c'è il florilegio delle cazzate cartesiane; sembra che Cartesio non ne abbia azzeccata una: dalla prima obiezione di Hobbes, che al cogito ergo sum contrappone un geniale "cammino quindi sono una passeggiata", alla ghiandola pineale, alla teoria dei vortici (che in Inghilterra ancora si sbellicano dalle risate).
Descartes nasce il 31 marzo del 1596, nel Poitou - veramente nacque a La Haye, perché mammà non voleva stare sola e siccome il marito era lontano ne aveva approfittato per fare i venticinque chilometri che la separavano dalla casa dei genitori e far nascere il figlio colà. Fortunatamente la storia ha lasciato poche tracce di questa donna che ha rischiato di cambiare, per un capriccio da gravida ansiosa, la storia della filosofia occidentale e nonostante tutto gli amici chiamarono sempre Cartesio "René le Poitevin". Essì, perchè La Haye sta nella Touraine, a maggioranza cattolica, al contrario del Poitou che invece era a maggioranza protestante, e quindi Cartesio, di famiglia fervidamente cattolica, finisce per crescere in una regione protestante, e allevato da una altrettanto fervente istitutrice cattolica. Il risultato fu che per tutta la vita ebbe una salutare paura dell'Inquisizione preferendo vivere perlopiù in paesi protestanti, dove magari lo attaccavano (ma pure poco) in quanto cattolico, ma non attentavano seriamente alla sua salute.
La Haye in quegli anni non era un gran posto dove vivere, tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento ci passò parecchie volte la peste, e il nome della cittadina (adesso si chiama Descartes) derivava direttamente dalle siepi spinose che venivano piantate come vana difesa contro le scorriere dei briganti. Poi nel 1596, l'anno della nascita del nostro appunto, arrivò da quelle parte il duca d'Anjou e dei briganti si persero le tracce (tralasciamo il come, alquanto sanguinoso).
Cartesio ricorda la sua infanzia, felice nonostante la morte della madre - quattro figli in quattro anni - a zonzo per le campagne e a contatto con la natura e gli animali. Insomma, la cautela nell'allevare bambini deve essere massima, se la storia può insegnare qualcosa.
La famiglia era ricca, senza tanti fronzoli, era proprio ricca; sia dal lato paterno che da quello materno, e da entrambe le ascendenze formata da medici. Medici pieni di fervore per la ricerca se il bisnonno di Cartesio, Jean Ferrand, - medico personale della regina Eleonora d'Asburgo, figlia di Giovanna la Pazza (che poi tanto pazza non era) e moglie di Francesco I di Francia, - non ebbe esitazioni nel fare l'autopsia al genero, morto di calcolosi renale, e pubblicare pure la relazione autoptica in latino. Comunque sia, diventato grande, Cartesio deve perdere un sacco di tempo per curare gli affari di famiglia, soprattutto proprietà terriere, che gli consentirono di fare il filosofo senza troppe preoccupazioni quotidiane. E anche di togliersi lo sfizio di fare il gentiluomo d'arme, senza peraltro partecipare mai a una battaglia.
A undici anni Cartesio entra nel collegio gesuita di La Flèche, e ci resta per otto anni; a ragione della sua salute cagionevole (e dei soldi di papà) ha un trattamento di favore, e non da poco. La disciplina dei gesuiti è abbastanza nota, e invece il giovane Renè viene esentato dal seguire le regole orarie del collegio. Può poltrire a letto e andare in classe quando se la sente; abitudine che manterrà tutta la vita, quella di svegliarsi tardi e rimanere a letto a pensare finchè non si sentiva abbastanza riposato da alzarsi.
Insomma gli altri avevano orari da facchini, estate e inverno, tutti in piedi alle cinque di mattina. Tra le cinque e le cinque e quarantacinque preghiera e lavacri mattutini, poi fino alle sette studio e colazione. Alle sette e mezza in classe fino alle dieci, poi a messa, poi a pranzo. Alle tredici e trenta di nuovo in classe fino alle sedici e trenta (o diciassette e trenta d'estate); Cartesio più o meno compariva per le lezioni del pomeriggio, e non era tra gli studenti più popolari, e capiamo anche perché.
Il curriculum studiorum di La Flèche era di prim'ordine. Latino, greco, retorica, filosofia, matematica. E Aristotele, tanto Aristotele, sopra tutto? Aristotele. Il che rende le periodiche affermazioni di Cartesio (ho fatto tutto da solo, ho pensato tutto io) alquanto poco credibili.
Si diverte Cartesio dai gesuiti, dorme, tira di scherma, studia quello che gli pare e seppellisce anche il cuore di un re. Fa parte infatti dei ventiquattro allievi che scortano all'ultimo riposo il cuore - solo quello - di Enrico IV ucciso da un fanatico cattolico.
Di Enrico IV si ricordano due frasi famose "Parigi val bene una messa" e "un pollo in ogni pentola". Il suo assassino invece inaugura una scuola di pensiero che arriva fino a Lee Oswald "Ho fatto tutto da solo".
Nel 1615 Cartesio lascia il collegio e si trasferisce a Poitiers a studiare diritto. Si laurea in un anno, e non si capisce come visto che passa buona parte delle sue giornate a tirare di scherma e andare a cavallo. Nel pomeriggio, ovviamente. Dopo la laurea decide di andare a Parigi, ma il padre non è molto contento della decisione; René lo convince che deve andarci per completare la sua formazione e allora papà acconsente, non senza mandargli dietro un valletto e un paio di domestici. Un valletto scelto da René, naturalmente, che non si muoverà mai senza almeno tre domestici al seguito, per tutta la vita.
La Parigi in cui arriva Cartesio è quella dei Tre moschettieri (sapevate che Dumas padre era mulatto?), per intenderci, damerini azzimati che uscivano con la spada lucente al fianco, vestiti di seta e broccato, eleganti, cicisbei e un po' guasconi. E Cartesio era tra i primi, giovane provinciale pieno di soldi sbarcato nella capitale, colto e raffinato.
Beve, gioca d'azzardo, balla alle feste. A Parigi gli passano tutti i mali che l'avevano caratterizzato come cagionevole; non soffre più di niente e può passare le notti in giro a far casino. A Parigi ritrova anche Marin Mersenne, vecchia conoscenza del collegio che ha preso i voti e fa il gesuita. E meno male che lo ritrova perché almeno con Mersenne qualcosa studia (matematica e musica, perlopiù). Dopo un anno di bagordi si stufa e decide che deve rimettersi in riga, ma gli amici sono sempre alla sua porta, c'è sempre una festa, un concerto, una donna; per tagliare la testa al toro Cartesio decide di cambiare casa e non da a nessuno il nuovo indirizzo; va a stare in un posto che allora era quasi fuori città, vicino alla chiesa di Saint-Germain-des-Prés. Resta nascosto per quasi un anno, studia, scrive, pensa. E dorme. Poi si stanca anche della vita da intellettuale recluso e quando viene a sapere che Maurizio di Nassau, principe di Orange sta cercando volontari per il suo esercito licenzia i domestici e parte con il valletto per andare in Olanda ad arruolarsi. Il fatto che il principe di Orange sia un protestante non gli turba minimamente il sonno. (segue)
Socrate - seconda parte
Socrate - prima parte
Giordano Bruno - seconda parte
Giordano Bruno - prima parte
Tommaso Campanella
Pico della Mirandola
27 maggio 2008
Età mentale
Il risultato che ho ottenuto è il seguente:
La tua età mentale è di 33 anni
Hai una mente abbastanza giovanile, anche se non più adolescenziale. Sei sulla buona strada per diventare un adulto maturo e responsabile! Scrivici se hai apprezzato questo test.
P.S:- Ah sì... gli anziani non meritano alcun rispetto? E quando sarai anziano tu? Hai mai pensato a questo? È il caso di farlo perché gli anni passeranno anche per te!
25 maggio 2008
La Frontera
Io li ho sentiti ieri sera, a Pieve di Cento, un paesino della bassa bolognese che ha nello stemma comunale il motto Terra plebis, perchè è uno dei sette luoghi in Italia dove vige ancora l'istituto della Partecipanza.
La Partecipanza nasce nel Medioevo, e consiste nella proprietà collettiva delle terre che vengono assegnate, più o meno ogni vent'anni, alle famiglie del paese per essere lavorate. Il sito web della Partecipanza di Pieve di Cento è qui.
Gli altri sei comuni sono: Nonantola, Cento, Sant'Agata Bolognese, Villafontana, San Giovanni in Persiceto, Grignano Polesine.
21 maggio 2008
Nuova emergenza rom
19 maggio 2008
16 maggio 2008
Rom, extracomunitari, emergenze, and so on
C'è un ma.
Ed è che un italiano su due è fascista.
E una controprova è data dal fatto che, sinistra o no, nessuno trova aggregazione su temi come: uguaglianza, della giustizia sociale, welfare, progresso civile.
Non esiste più in Italia lo spazio politico. E non intendo dire che non esiste uno spazio politico per la sinistra, ma che non esiste più la polis.
Uno stato che tollera - che incita ai - i pogrom è uno stato che non ha diritto all'esistenza.
14 maggio 2008
Emergenza rom
"60 delle 67 organizzazioni del malaffare italiano sono infatti presenti nella regione dell’Urbe.
Parola dell’Osservatorio tecnico scientifico per la sicurezza e la legalità del Lazio che, per bocca del suo presidente, Enzo Ciconte, ha reso nota la mappatura integrale della criminalità laziale. E la fotografia non è per niente incoraggiante: nella regione sono attualmente “in attività” circa 300 mafiosi suddivisi appunto in una sessantina di “cosche”: venticinque fanno capo a ‘Ndrangheta, diciassette alla Camorra, quattordici a Cosa Nostra e due alla Sacra Corona Unita. Ne restano fuori una manciata, sotto la guida di vari clan isolani.
E Roma, naturalmente, la fa da padrona, con sei gruppi a dominare la scena: secondo la mappa dei grandi clan criminali all’interno della Capitale, la suddivisione è rigorosamente per zone. Al Flaminio operano 5 ‘ndrine (Morabito, Bruzzaniti, Palamara, Speranza e Scriva) a S. Basilio la ‘ndrina Sergi-Marando, ad Ostia c’è la Camorra e Cosa Nostra, a Sud-est la Camorra del clan Senese a Ciampino e Centocelle, i ben conosciuti Casamonica all’Appio, Tuscolano, alla Borghesiana il clan Ierinò.Restano in second’ordine, ma sono comunque in ascesa, la distribuzione dei prodotti ortofrutticoli, il settore turistico, la ristorazione e la sanità."
Non c'è dubbio, a Roma urge un "commissario per i Rom"
13 maggio 2008
Il problema degli extracomunitari
Questa, per esempio; oppure questa; o magari anche articoli così o anche cose un po' più surreali, ma anche più quotidiane, come questa o quella vicina.
Ma - che ve lo dico a fare? L'emergenza sono gli extracomunitari. (no, non i rumeni, loro sono comunitari.)
Italia, maggio 2008
Il fatturato fa conquistare alla mafia i primi posti nell'economia italiana.
Così, mettendo insieme al volo un paio di cose.
Renato Schifani
"Nel 1979 Schifani è stato tra i fondatori (con una quota del 3%, pari ad un milione e mezzo di lire) della società Siculabrokers, nella quale ha anche assunto il ruolo di amministratore. Tra i soci di questa società, vi erano l'ex ministro degli Affari regionali Enrico La Loggia, Benny D'Agostino, Giuseppe Lombardo e Nino Mandalà: Benny D'Agostino - all'epoca dei fatti un imprenditore incensurato facente parte di una nota famiglia impegnata nella costruzione di porti e banchine in tutta la Sicilia - nel 1997 fu arrestato con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e successivamente condannato; Mandalà, che nel 1980 era incensurato e svolgeva l'attività di rivenditore di carburanti, è stato arrestano nel 1998 per mafia, successivamente anch'egli condannato è stato definito dai giudici il capocosca di Villabate; Lombardo è stato presidente e consigliere delegato della società di recupero crediti Satris della quale erano soci i discussi esattori ed uomini d'onore della "famiglia" di Salemi Nino e Ignazio Salvo, arrestati da Giovanni Falcone nel 1984. Nel dicembre del 1980, un anno e mezzo dopo esservi entrato, Schifani ha poi liquidato la propria quota uscendo dalla società.
Nel 1992 Schifani insieme all'avvocato Antonino Garofalo è stato socio fondatore di Gms (una società di recupero crediti). Garofalo è stato arrestato nel 1997 e rinviato a giudizio per usura ed estorsione. Schifani tuttavia non è stato coinvolto nella vicenda."
In sintesi, su cinque soci che ha avuto Schifani in due diverse società quattro sono stati condannati per reati connessi all'associazione mafiosa.Non male.
Conosco donne che hanno sbagliato due mariti su due, ma quattro soci su cinque...
08 maggio 2008
La recensione che avrei voluto scrivere
La trovate qui, però mi piace così tanto che ve la ripropongo per intero. Buona lettura.
“L’uomo che non credeva in Dio” è felice di essere nonno anche se Spinoza non dice nulla al riguardo
Bisogna farsi coraggio e comprare questo libro, pur non essendone degni. Rilassarsi pensando a quanto tempo di posa sarà costata la foto di copertina, con tutte le rughe perfette sulla fronte e l’aria grandiosa da busto del Pincio. Poi leggere tutto “L’uomo che non credeva in Dio” di Eugenio Scalfari (ricordandosi però a ogni pagina di non esserne degni) e provare infinita gratitudine per ogni particolare davvero autobiografico, privato, per ogni pezzetto di vita sottratta alla gabbia dell’Io: Eugenio Scalfari che lavora all’uncinetto facendo le maglie per due bamboline con la testa di ceramica, Eugenio Scalfari che piange disperato perché un compagno di scuola gli ha gettato dalla finestra tutti i giocattoli, ma lui è buono e lo perdona, Eugenio Scalfari che porta in spiaggia la sera le ragazze (dopo la parentesi bordello, un classico di cui quelli della sua età vanno sempre fieri), Eugenio Scalfari che vive simultaneamente due diversi approdi sentimentali (“mai come allora ho invidiato il dono dell’ubiquità”), fino a Scalfari nonno contento che cede all’orgoglio volgare della consanguineità (“per chi la pensa come penso io è un errore grave”, ma il suo “es”, scrive, gli ha mandato quel segnale e lui ha dovuto tradurlo in parole semplici: è magnifico che si possa diventare nonni, anche se Spinoza non ha scritto nulla a riguardo).
Il libro di Scalfari è molto di più, ovviamente, è un’autobiografia esistenziale e filosofica (tenere a mente l’indegnità anche estetica di accostarcisi, rende più intensa la lettura), ed è soprattutto un lungo magnifico salto negli anni del liceo: ci sono tutti i filosofi studiati a scuola, tutti, e ognuno è citato con le stesse frasi che ci si scriveva sul banco per cavarsela alle interrogazioni senza aver studiato. Eugenio Scalfari, venerato maestro che eccezionalmente è riuscito a non cadere mai nell’altra classica categoria del Novecento, solito stronzo, regala democraticamente anche agli indegni un’immedesimazione. Lui studiava sul Lamanna, io sottolineavo l’Abbagnano, ma la res cogitans e la res extensa sono state uguali per tutti, come la ragion pratica e la ragion pura e il Discorso di Cartesio e “Fatti non foste a viver come bruti”. E Rousseau e i Sepolcri di Foscolo, fino a quella frase di Nietzsche che ritorna molto spesso ne “L’uomo che non credeva in Dio” e stava sui diari e sugli zaini di tutte le femmine perché rimandava a cose rimorchianti di maschi fumatori e ripetenti. Infatti è anche una maglietta Feltrinelli: “Bisogna avere un caos dentro di sé per partorire una stella danzante”.
La vita pensata di Scalfari, insomma, si fa meno irraggiungibile, più giovanile (anche se lui era in classe con Italo Calvino e chissà se lo faceva copiare o copriva il foglio con la mano), poi il libro pesa meno del manuale di filosofia, è più fico da vedere (merito della foto) e, tenuto disinvoltamente aperto sul banco, garantisce il sei e mezzo all’interrogazione.





