13 settembre 2006

Telecom /2

Su it.politica.sinistra (link nella colonna a sx) Marco D'Itri interviene su Telecom con alcune considerazioni interessanti.

"Ormai è assodato che in Italia non esistono liberali e tocca alla sinistra garantire la concorrenza. Quindi è necessario rinforzare immediatamente l'Autorità per le Comunicazioni per cercare di recuperare gli ultimi anni, in cui Telecom ha reso irrilevanti tutti i piccoli concorrenti e buona parte di quelli medi. La rete fissa di accesso (i doppini che vi arrivano in casa e le centrali a cui sono attaccati, per capirci) è quasi un monopolio naturale e la sua proprietà è una enorme barriera all'ingresso di nuovi soggetti nel mercato. Bisogna quindi regolamentare in modo equo la vendita di servizi all'ingrosso agli altri operatori. Se poi Telecom vorrà venderla allo Stato per fare cassa tanto meglio, purché il prezzo non sia gonfiato. Questo per la parte più tecnica. Non bisogna però dimenticare che ora Telecom ha la velleità di diventare un editore multimediale, e quindi ci avviamo in un futuro in cui il mercato sarà formato sostanzialmente da:

- RAI
- Mediaset
- Sky
- Telecom/Pirelli
- Gruppo l'Espresso (se troverà le risorse per andare avanti)

I primi 4 hanno una propria rete di distribuzione, il quinto solo un TV digitale che per ora serve a poco. Che spazio c'è per altri soggetti? Garantire a tutti la possibilità di creare una Internet-TV indipendente sarà in futuro una battaglia non meno importante di quella di oggi per l'accesso alle frequenze della TV analogica.
(Come argomento correlato segnalo http://www.regoleperiptv.it/ .)

[1] http://www.newsland.it/nr/browse/it.fan.marco-ditri/8158.html"

Altre considerazione le scrive sull'ng it.fan.marco-ditri.
Vi riporto anche queste:
"È evidente che si tratta di una operazione finanziaria e non industriale, quindi giustificarsi inventando strategie è poco credibile.
Le telco mobili sono state redditizie (o meglio: hanno fornito buoni ricavi, perché hanno buttato un mare di soldi nelle licenze 3G e in idiozie come IMS) fino ad ora e lo saranno finché sarà possibile differenziare i prezzi[1].
Ma questa situazione non può durare in eterno, qualche mese fa sono usciti i primi celluari GSM+WiFi che usando SIP[2] permettono agli utenti di comprare il traffico telefonico da chi vogliono (e - orrore -telefonare gratis ad altri utenti VoIP) pagando al gestore mobile solo
il traffico dati.
In prospettiva quindi gli operatori mobili sono destinati a rinnovarsi radicalmente (e diventare molto molto più leggeri) o finire stritolati dai debiti. E notoriamente le telco non sono brave a rinnovarsi. :-)
Tra un paio di anni potremmo concludere che vendere TIM sia stata la scelta giusta, ma dubito che sarà fatto per questi motivi.

Quello che mi sembra molto più interessante è l'altro scorporo annunciato, quello della rete fissa. Si tratta di una operazione auspicabile e necessaria per permettere ai concorrenti l'accesso a condizioni eque a un mercato con enormi barriere di ingresso, ed è una condizione quasi irrinunciabile per garantire la concorrenza[3].
Scrivo "quasi" perché risultati simili si potrebbero ottenere con un robusto intervento da parte delle Authority sulle comunicazioni e sulla concorrenza, ma almeno fino ad ora è mancata la volontà politica perché agissero adeguatamente e Telecom ha potuto fare più o meno tutto quello che ha voluto.
Al miniconvegno del MIX di qualche mese fa un importante dirigente di Telecom, tra gli sguardi stupiti e un po' incazzati della platea e degli altri oratori[4], aveva spiegato ai concorrenti come lo scorporo della rete fissa sarebbe ingiusto, tecnicamente difficile e in ultima analisi fermerebbe l'innovazione e farebbe piangere Gesù Bambino.
Certo nessuno ha pensato che ci credesse veramente, però è interessante come in un'estate la posizione ufficiale dell'azienda sia cambiata radicalmente, almeno a parole. Mi sembra improbabile che si siano decisi a scorporare la rete solo perché con il nuovo governo l'authority ha fatto la faccia cattiva, quindi rimane da chiarire questo punto fondamentale.
Naturalmente bisogna vedere quali parti dell'infrastruttura saranno conferite alla nuova azienda e quali resteranno a Telecom: i doppini? Le centrali? La rete di raccolta? Non è un dettaglio da poco, e comunque finché la proprietà rimarrà unica rimane indispensabile un intervento deciso dell'authority.

Sulle velleità di campare come "media company" (cioè come distributore di film e programmi TV assortiti) non mi dilungo. Mi limito a notare che non c'è molto spazio per intermediari a meno che gli utenti siano tecnicamente obbligati a comprare dalla telco che gli vende la connettività. È il sogno proibito di tutte le telco, ma non sembra che in Europa l'avranno vinta."


[1] cioè vendere il traffico voce a un prezzo molto più alto del
traffico dati, nonostante siano quasi la stessa cosa.
http://wikipresidio.jus.unitn.it/drm/index.php/Discriminazione_dei_prezzi
[2] il protocollo per gestire telefonate tramite Internet, non la
vecchia azienda telefonia pubblica:
http://en.wikipedia.org/wiki/Session_Initiation_Protocol
[3] a margine segnalo http://www.regoleperiptv.it/
[4] memorabili le occhiate insofferenti di Paolo Nuti di MCLink.

1 commento:

filomeno ha detto...

davvero interessante