13 settembre 2006

Telecom /2

Su it.politica.sinistra (link nella colonna a sx) Marco D'Itri interviene su Telecom con alcune considerazioni interessanti.

"Ormai è assodato che in Italia non esistono liberali e tocca alla sinistra garantire la concorrenza. Quindi è necessario rinforzare immediatamente l'Autorità per le Comunicazioni per cercare di recuperare gli ultimi anni, in cui Telecom ha reso irrilevanti tutti i piccoli concorrenti e buona parte di quelli medi. La rete fissa di accesso (i doppini che vi arrivano in casa e le centrali a cui sono attaccati, per capirci) è quasi un monopolio naturale e la sua proprietà è una enorme barriera all'ingresso di nuovi soggetti nel mercato. Bisogna quindi regolamentare in modo equo la vendita di servizi all'ingrosso agli altri operatori. Se poi Telecom vorrà venderla allo Stato per fare cassa tanto meglio, purché il prezzo non sia gonfiato. Questo per la parte più tecnica. Non bisogna però dimenticare che ora Telecom ha la velleità di diventare un editore multimediale, e quindi ci avviamo in un futuro in cui il mercato sarà formato sostanzialmente da:

- RAI
- Mediaset
- Sky
- Telecom/Pirelli
- Gruppo l'Espresso (se troverà le risorse per andare avanti)

I primi 4 hanno una propria rete di distribuzione, il quinto solo un TV digitale che per ora serve a poco. Che spazio c'è per altri soggetti? Garantire a tutti la possibilità di creare una Internet-TV indipendente sarà in futuro una battaglia non meno importante di quella di oggi per l'accesso alle frequenze della TV analogica.
(Come argomento correlato segnalo http://www.regoleperiptv.it/ .)

[1] http://www.newsland.it/nr/browse/it.fan.marco-ditri/8158.html"

Altre considerazione le scrive sull'ng it.fan.marco-ditri.
Vi riporto anche queste:
"È evidente che si tratta di una operazione finanziaria e non industriale, quindi giustificarsi inventando strategie è poco credibile.
Le telco mobili sono state redditizie (o meglio: hanno fornito buoni ricavi, perché hanno buttato un mare di soldi nelle licenze 3G e in idiozie come IMS) fino ad ora e lo saranno finché sarà possibile differenziare i prezzi[1].
Ma questa situazione non può durare in eterno, qualche mese fa sono usciti i primi celluari GSM+WiFi che usando SIP[2] permettono agli utenti di comprare il traffico telefonico da chi vogliono (e - orrore -telefonare gratis ad altri utenti VoIP) pagando al gestore mobile solo
il traffico dati.
In prospettiva quindi gli operatori mobili sono destinati a rinnovarsi radicalmente (e diventare molto molto più leggeri) o finire stritolati dai debiti. E notoriamente le telco non sono brave a rinnovarsi. :-)
Tra un paio di anni potremmo concludere che vendere TIM sia stata la scelta giusta, ma dubito che sarà fatto per questi motivi.

Quello che mi sembra molto più interessante è l'altro scorporo annunciato, quello della rete fissa. Si tratta di una operazione auspicabile e necessaria per permettere ai concorrenti l'accesso a condizioni eque a un mercato con enormi barriere di ingresso, ed è una condizione quasi irrinunciabile per garantire la concorrenza[3].
Scrivo "quasi" perché risultati simili si potrebbero ottenere con un robusto intervento da parte delle Authority sulle comunicazioni e sulla concorrenza, ma almeno fino ad ora è mancata la volontà politica perché agissero adeguatamente e Telecom ha potuto fare più o meno tutto quello che ha voluto.
Al miniconvegno del MIX di qualche mese fa un importante dirigente di Telecom, tra gli sguardi stupiti e un po' incazzati della platea e degli altri oratori[4], aveva spiegato ai concorrenti come lo scorporo della rete fissa sarebbe ingiusto, tecnicamente difficile e in ultima analisi fermerebbe l'innovazione e farebbe piangere Gesù Bambino.
Certo nessuno ha pensato che ci credesse veramente, però è interessante come in un'estate la posizione ufficiale dell'azienda sia cambiata radicalmente, almeno a parole. Mi sembra improbabile che si siano decisi a scorporare la rete solo perché con il nuovo governo l'authority ha fatto la faccia cattiva, quindi rimane da chiarire questo punto fondamentale.
Naturalmente bisogna vedere quali parti dell'infrastruttura saranno conferite alla nuova azienda e quali resteranno a Telecom: i doppini? Le centrali? La rete di raccolta? Non è un dettaglio da poco, e comunque finché la proprietà rimarrà unica rimane indispensabile un intervento deciso dell'authority.

Sulle velleità di campare come "media company" (cioè come distributore di film e programmi TV assortiti) non mi dilungo. Mi limito a notare che non c'è molto spazio per intermediari a meno che gli utenti siano tecnicamente obbligati a comprare dalla telco che gli vende la connettività. È il sogno proibito di tutte le telco, ma non sembra che in Europa l'avranno vinta."


[1] cioè vendere il traffico voce a un prezzo molto più alto del
traffico dati, nonostante siano quasi la stessa cosa.
http://wikipresidio.jus.unitn.it/drm/index.php/Discriminazione_dei_prezzi
[2] il protocollo per gestire telefonate tramite Internet, non la
vecchia azienda telefonia pubblica:
http://en.wikipedia.org/wiki/Session_Initiation_Protocol
[3] a margine segnalo http://www.regoleperiptv.it/
[4] memorabili le occhiate insofferenti di Paolo Nuti di MCLink.

Telecom

Vi propongo la lettura di un post di Maurizio Codogno (.mau.); mi sembra molto interessante per fare fare il punto su una storia tutta italiana.

"Lo sapete, io in Telecom ci lavoro, praticamente da vent'anni. Non sono certo così in alto nella gerarchia da avere notizie di prima seconda o anche quinta mano, ma le cose si vedono. E quello che vedo io è una sconfitta completa di Marco Tronchetti Provera e di Riccardo Ruggiero: ecco la storia vista da dietro i miei occhiali. Per una volta non sarò breve."

E visto che non è breve ma è da leggere per intero, continuate sul suo blog.

12 settembre 2006

Cronache cittadine (Bologna)

Anche stavolta Il terzo desiderio colpisce per ironia e leggerezza. Detective per caso è da leggere.

Tragedie esistenziali (e per sfortuna c'è il web)

Tangentopoli e le inchieste collegate hanno lasciato sul tavolo molti cadaveri eccellenti; persone note, politici all'apice del successo. E sono nomi che ricordiamo tutti. Quelli che ci siamo dimenticati sono i peones, quelli eletti per far numero, senza nessuna qualità politica o competenza particolare e che nel marasma si sono ritrovati fuori dal carro. Magari saliti alla ribalta per un supposto fatto di cronaca, gonfiato e utilizzato ad arte, e che nella bufera postmoderna hanno perduto ogni punto di riferimento. E con questo anche i piccoli privilegi, lo stipendio, l'attenzione dei giornalisti e dei media. So che potrebbe sembrarvi cosa da poco, ma immaginatevi nella stessa situazione. Improvvisamente esclusi dalle liste dei candidati o trombati alle elezioni vi ritrovate senza lavoro, senza una competenza specifica, senza la piccola corte che anche l'ultimo degli eletti si trova intorno. E come nel mondo degli affari anche nel mondo politica un fallito è evitato come la peste. Non solo non serve più ma lo si evita anche per antico pregiudizio che quasi impone di schivare le persone sfortunate e sole. E da un giorno all'altro ci si deve inventare qualcosa, anzi si deve proprio inventare la giornata (e non di rado anche inventarsi se non un lavoro quantomeno un introito).
Trenta anni fa sarebbe stata almeno una fine rapida. Una sorta di stella cadente che esce e rientra nel "buio" di una esistenza normale, una ubriacatura di successo che svanisce rapidamente. Privo dell'accesso ai media uno scarso politico trombato rientrava in fretta nella politica locale e magari veniva consolato con un incarico all'usl, un posto da segretaria alla comunità montana, se aveva un diploma poteva fare l'impiegato di concetto in qualche cooperativa.
Oggi c'è il web. E si coltiva il sogno di poter riprendere la carriera interrotta. Un sito web, un blog, la possibilità di mandare mail ai giornali sui fatti del giorno. Tre commenti a un post o una discussione di cinque persone sul sito sembrano successi forieri di un ritorno in grande stile.
La possibilità di una nuova ribalta obnubila i sensi e acceca l'anima. Il nostro politico trombato entra in un meccanismo che non è in grado di controllare e che porta alle affermazioni più estreme in cerca di un pubblico che ama le emozioni forti, e che vive una vita di riflesso giocando un gioco che è drammaticamente reale. Si finisce in questo per alimentare una speranza nata spezzata, erosa dalla vita, dalle possibilità personali e dalle circostanze. Il politico trombato, ormai un disoccupato senza arte, che non possiede nemmeno il fascino decadente del gentiluomo finito in rovina tra debiti di gioco e amanti onerose, si convince che può farcela di nuovo, che risalire la china è possibile.
E' l'ultimo inganno, quello più doloroso. E anche l'ultimo spettacolo, quello più indecoroso.
Se incontrate uno di questi personaggi siate pietosi, non commentatene le gesta, ma lasciate piuttosto sul loro blog l'indirizzo di un corso di riqualificazione del personale. Sarà un consiglio utile, anche se non gradito.
Come al solito la situazione è nettamente peggiore se il personaggio in questione è una donna. Al fallimento professionale con gli anni si somma la fine dell'età fertile e a volte anche la solitudine affettiva. Come al solito le donne pagano un prezzo più alto. Ricordiamocene quando ridiamo di loro o - peggio - ne esaltiamo le gesta incuranti del dolore che provochiamo.

11 settembre 2006

Croazia/2

Anche questa foto non è mia. Ma resta che il rafting sul Cetina è un'esperienza. (e anche solo affittare una barca per risalirne un po' il corso).

Croazia

Le cascate del Krka. Se riuscite a evitare le guardie forestali potete fare almeno quattro tuffi in successione. Io non ne viste :-).

08 settembre 2006

emozioni

Il palazzo di Diocleziano mi appare meno imponente che nel ricordo. Ma non avevo visto il sito di Solana, splendido. Per non parlare delle discese in rafting sul Cecina.

07 settembre 2006

In ordine sparso

La strada costiera che porta a Dubrovnik apre alla vista piccoli scorci di mare nei quali le montagne si tuffano a picco.
Ho una sensazione di straniamento; sono stata in questi luoghi molti - tanti - anni fa. Prima del muro, prima e dopo la morte di Tito. Dell'ultimo viaggio, nel 1982, mi assalgono i ricordiČ che fine ha fatto Nede, che mi ha accompagnato a vedere il palazzo di Diocleziano, in una visita frenetica prima che partisse la corriera per Mostar? Aveva diciassette anni ed era incinta, ma non lo sapevamo ancora mentre con gli zaini in spalla correvamo dietro alla corriera. Me lo scrisse qualche mese dopo, una cartolina e poi il silenzio.
Mi fermo a mangiare qualcosa prima di Omis; dei miei due compagni di viaggio solo uno risponde all'appello del caffe', l'altro resta in auto a dormire.
Sono le sette di mattina e ci sono ventisei gradi, queste giornate promettono bene.
Faccio davvero fatica.
La guerra iugoslava e' stata per me un dramma personale. Non riuscivo ad accettare l'idea che l'Europa potesse assistere senza intervenire. Sentivo l'onta, la vergogna. Le immagini dei tg e dei giornali mi colpivano allo stomaco, e non in senso figurato. Mi venivano i conati e finivo in bagno a vomitare.
Non andro', in questo viaggio a Mostar, a Banja Luka, a Sebrenika. Non posso.
Come non posso impedirmi di scrutare le persone che mi vedo intornoe chidermi: dov'eri? cosa hai fatto dieci anni fa? hai stuprato? hai ucciso?
L'uomo che mi vende le sigarette ha circa cinquant'anni e una cicatrice sul braccio.
L'altro braccio e' immobile lungo il fianco. Inutile. Come l'Europa allora.

Altro giro, altro regalo


Questa volta l'alba in auto mi ha regalato Spalato.

05 settembre 2006

Fine estate

Quest'anno non mi rassegno all'autunno che incombe. Ho deciso che mi serve un'altra settimana di stacco e stasera parto per la Croazia. Direi che ci sentiamo la settimana prossima.

01 settembre 2006

Nulla appare invano

E' il titolo di una raccolta di Roberta De Monticelli pubblicata da Baldini Castoldi Dalai. Nonostante tutto, in Italia non mancano le teste filosofiche di pregio. A prescindere dal fatto che si condivida o no la loro riflessione studiosi come Severino, Rovatti, Cacciari, Penzo (è mancato da poco purtroppo) hanno qualcosa da dire.
Ma su tutti io preferisco Roberta De Monticelli.
Per capacità di analisi, stile di scrittura, chiarezza espositiva che non concede nulla alla banalizzazione.
E anche in questo libro, che raccoglie articoli già pubblicati su una rivista, e che quindi è adatto anche a coloro non particolarmente versati a questo tipo di letture, non si smentisce. Chiara, profonda, "semplice" alla maniera di Platone.
Nulla appare invano

28 agosto 2006

Nuovi arrivi

Lei si chiama Musa (quella bianca), lui Tequila (quello nero). La mamma, Mira, la conoscete già e così abbiamo compreso perché quest'estate non c'è stato verso di farla entrare in piscina con il suo famoso tuffo volante. Entrava si, ma con molta calma.
Abbiamo anche rotto la tradizione familiare che voleva come novello adamo il più piccolo della tribù (che aveva scelto Torta e Titto come nomi).

Israele

Dal blog di rosalucsemburg un bell'articolo di Aldo Zargani.

23 agosto 2006

Europa unita

I francesi mandano - forse - duecento uomini; i tedeschi proprio non possono, per i russi dobbiamo comandare noi e gli spagnoli non rispondono al telefono.

21 agosto 2006

Genitori

Mi perdonerete se non metto link, ma ho letto le notizie sui giornali di oggi e con questa connessione (dieci minuti solo per aprire la pagina di gmail) non mi metto certo a cercarle in rete.
Allora, il padre del ragazzo ammazzato a Gerusalemme perdona l'assassinio del figlio e dichiara che il ragazzo è stato ucciso per errore. Immagino che se fosse stato ammazzato un ebreo - ché tale pare fosse il proposito - non ci sarebbe stato un errore.
L'altra è la madre della ragazza pakistana uccisa dal padre che pare abbia dichiarato che la ragazza non era una buona pachistana. Il che immagino che spieghi, secondo la signora, l'omicidio.
Ora, certamente ci sono figli che, come questi due, sono davvero poco amati, ma almeno la notizia non appare sulle prime pagine dei giornali.
Ma non gli poteva capitare un'erika qualunque a questi due?

18 agosto 2006

UMTS

Il mare sembra inventato. La spiaggia pure.
Ma mi hanno fregato. GPRS.
Da incubo.

17 agosto 2006

Viaggio

Una notte alla guida mi ha riconciliato con il mondo. Adoro guidare, lasciarmi alle spalle il lavoro e la vita quotidiana.
L’auto, meno il treno, per nulla l’aereo, mi regala la sensazione della distanza, con il panorama che cambia lentamente, le soste che sottolineano il cambiamento dell’accento e della cadenza.
Taranto alle cinque di mattina offre solo la visione delle ciminiere e delle raffinerie, con lingue di fuoco che fuoriescono dai cantieri.
Lasciata la città finalmente l’alba mi regala il mare.
In macchina dormono tutti.
Apro il finestrino e accendo una sigaretta.

Gunther Grass

Ormai hanno detto tutto – ma io sono concorde con Joachim Fest, repubblica di oggi.
Aggiungo solo che nella vita a volte accade qualcosa che cambia tutto il resto.
Se Grass a diciassette anni avesse perso una gamba oggi a sessanta anni di distanza sarebbe ancora uno storpio.
E sostenere che sessanta anni cambiano qualcosa, che nel corso del tempo quella mutilazione possa annullarsi, sarebbe delirante.

16 agosto 2006

Ho deciso

Ho bisogno di un'altra settimana di vacanza.
Raccolgo quello che serve (cellulare, pc portatile) verifico la copertura UMTS e parto stasera per la Puglia.
Mi fermo un po' prima di Gallipoli (così, per la precisione).

14 agosto 2006

petizione

Questa petizione on line, che io condivido e che io ho firmata, può essere firmata al link sotto indicato

http://www.petitiononline.com/IAUN1/petition-sign.html?

Accludo il testo della petizione, prima nella mia traduzione italiana, e poi nell'originale inglese

Alle Nazioni Unite

La guerra degli Hezbollah è stata causata da un'organizzazione terroristica che ha sequestrato lo stato sovrano del Libano, un membro delle Nazioni Unite. Gli Hezbollah, con l'assistenza di Iran e Siria, hanno disobbedito alla risoluzione 1559 del Concilio di Sicurezza che, tra le altre cose : "Esige la smobilitazione ed il disarmo di tutte le milizie, libanesi e non libanesi".

Hezbollah ha dato inizio a questa guerra contro lo Stato di Israele, uno stato sovrano e democratico, ed un membro delle Nazioni Unite. Hezbollah non è nè uno stato Sovrano, nè un'organizzazione ufficiale appartenente ad uno stato sovrano. Il Libano è stato in qualche misura complice della sua perdita di sovranità perchè non è riuscito a porre in atto misure per proteggerla e non è riuscito a rivolgersi al Concilio di Sicurezza per essere aiutato. Il Consiglio di Sicurezza ha trascurato di adempiere ai suoi obblighi. Ha permesso ad Hezbollah di fortificarsi nel Libano del Sud e di coinvolgere nella sua attività terroristica la popolazione libanese.

Come conseguenza di questa guerra iniziata da Hezbollah sia Israele che il Libano hanno sofferto molte perdite di vite ed estesi danni alle strutture. Perciò la comunità mondiale, che ha guardato standosene in disparte mentre Hezbollah si armava e si preparava alla guerra, ha il preciso dovere di fornire riparazioni per i danni e le distruzioni causati da quest'aggressione che ha avuto origine dal territorio libanese. Noi perciò chiediamo che questa comunità di faccia carico dei costi necessari per la ricostruzione in Israele, oltre che nel Libano. Israele, che si era ritirato dal Libano alcuni anni fa, è stato costretto ad ingaggiarsi in una guerra difensiva per salvare le vite dei suoi concittadini. Noi domandiamo inoltre che la comunità internazionale, attraverso le Nazioni Unite, chieda un rimborso dei danni da Siria ed Iran che controllano gli Hezbollah

Sinceramente

(firma)


To: United Nations
The Hezbollah War was brought on by a terrorist organization that hijacked the sovereign state of Lebanon, a member of the United Nations. Hezbollah, with the assistance of Iran and Syria, defied Security Council Resolution 1559 which, among other things, "Calls for the disbanding and disarmament of all Lebanese and non-Lebanese militias".

Hezbollah launched this war against Israel, a democratic and sovereign state, and a member of the United Nations. Hezbollah is neither a state nor an official body belonging to one. Lebanon was to some degree an accomplice to its own loss of sovereignty by failing to act to protect it and failing to return to the Security Council for help. The UN Security Council failed to discharge its obligation. It allowed Hezbollah to entrench itself in Southern Lebanon and to spread its terror to the people of Lebanon.

Both Israel and Lebanon have suffered great loss of life as well as widespread physical damage as a result of this war started by Hezbollah. It is, therefore, incumbent upon the world community, which stood aside while Hezbollah armed and trained for war, to provide reparations for the damage and destruction brought on by the aggression which sprang from Lebanese territory. We therefore call upon that community to bear the cost of rebuilding Israel in addition to Lebanon. Israel, which had withdrawn from Lebanon some years ago, was forced to engage in a defensive war to save the lives of its citizens. We further call upon the world community, through the United Nations, to seek indemnification for the damages from Iran and Syria the controllers of Hezbollah.



Sincerely,

Tragica inutilità

Anche io, come Eugenio Mastroviti, sono convinta che l'uccisione della ragazza di Brescia abbia poco a che vedere con la religione e molto con il potere (e l'identità).
E aggiungo che la reazione del padre del ragazzo ucciso a Gerusalemme, che ha dichiarato che il colpevole dell'assassinio di suo figlio non è colui che l'ha ucciso ma la situazione in cui versa il paese mi pare molto vicina a questa interpretazione dei fatti.
I padri. L'uno ha ucciso (forse, aspettiamo il processo) per non perdere il potere l'altro giustifica l'uccisione del figlio per non abdicare alla sua interpretazione ideologica del mondo.

Che i figli siano da sempre merce di scambio, affermazione di potere, movente economico è storia antica e anche n po' banale da ricordare. Quello che è meno ovvio è che l'abbiamo dimenticato.
Forse l'unica lezione degli anni sessanta che non dovevamo scordare.

12 agosto 2006

Cervia

Domani mattina sono a Cervia.
Per la rassegna Cervia la spiaggia ama il libro presento il bel libro di Eleonora Buratti, Il terzo desiderio, SPEB edizioni.

11 agosto 2006

11 agosto

Da questa parte del monitor oggi si compiono gli anni.

09 agosto 2006

Test


Via Eugenio Mastroviti un test delizioso. (ma di Eugenio leggete anche questo).

Il mio risultato - devo dire azzeccato - è questo:

You are one of life’s enjoyers, determined to get the most you can out of your brief spell on Earth. Probably what first attracted you to atheism was the prospect of liberation from the Ten Commandments, few of which are compatible with a life of pleasure. You play hard and work quite hard, have a strong sense of loyalty and a relaxed but consistent approach to your philosophy.

You can’t see the point of abstract principles and probably wouldn’t lay down your life for a concept though you might for a friend. Something of a champagne humanist, you admire George Bernard Shaw for his cheerful agnosticism and pursuit of sensual rewards and your Hollywood hero is Marlon Brando, who was beautiful, irascible and aimed for goodness in his own tortured way.

Sometimes you might be tempted to allow your own pleasures to take precedence over your ethics. But everyone is striving for that elusive balance between the good and the happy life. You’d probably open another bottle and say there’s no contest.


La sinistra e l'Onu

Su it.politica.sinistra in un articolo intitolato proprio così "La sinistra e l'Onu" l'estensore scrive:

"Gli Usa non possono più far parte dell'ONU: è questa l'unica amara realtà.
Ma i nostri governanti tacciono come pure gli altri. ma siamo diventati tutti nazisti?
e i DS cosa fanno? sono diventati DC? Tutto è lecito per il potere?
Possiamo accettare queste cose? Bisogna che la base alzi la voce e richiami all'ordine chi ci governa.
Sono stai votati co i nostri voti e non con quelli di Isarele o degli Usa.
Vogliamo giustizia e democrazia"

Dunque, per il nostro articolista gli USA non possono far parte dell'Onu e chi non si batte contro la loro esclusione è un nazista.
Ora, in poche righe sono mescolate una serie di "idiozie politiche" che riesce difficile financo capire da quale cominciare.
In primo luogo l'Onu - è ovvio, ma è bene ricordarlo - non è l'unione mondiale degli stati democratici ma riflette l'assetto politico del mondo uscito dalla II Guerra Mondiale. Come tale assetto sia ancora imprescindibile per comprendere quello che accade ancora oggi è provato anche dal fatto che nessuno cerca seriamente di mettere in discussione la sua struttura.
E - purtroppo - non è scritto da nessuna parte che le dittature non possono far parte dell'Onu.
(non si riesce nemmeno a tenerle fuori dalle Olimpiadi)
Ma questa incomprensione/ignoranza non è tipica di una parte della sinistra italiana.
(In questo caso, offro ai miei tre lettori come fatto scontato che l'estensore del post si autocollochi a sinistra nel nostro schieramento politico).
No, quello che mi pare tipico di parte della sinistra italiana è che l'antiamericanismo d'accatto è talmente imperante che si chiede l'esclusione dall'Onu degli Stati Uniti in nome della giustizia e della democrazia. Il nostro interlocutore non è nemmeno sfiorato dall'idea che prima degli Stati Uniti ci siano decine di stati che, in nome di una Onu intesa come organizzazione degli stati democratica, (tutta da costruire) dovrebbero essere immediatamente espulsi.
Che molti di questi stati e governi siano appoggiati dagli Stati Uniti è un altro di quei fatti che non ha nessuna influenza su questo tipo di opinioni.
E' davvero con questa "sinistra" superficiale e carlona, incapace di elaborare un pensiero politico degno di questo nome che dobbiamo convivere e lottare? Abbiamo già perso.

Viene voglia di tirar fuori il vecchio Marx, tra struttura e sovrastruttura, per cercare di spiegare - in forma molto elementare - il rapporto tra forme ideologiche e sistemi di produzione, ma sarebbe probabilmente tempo perso. Forse è meglio provare ad agire come se certa "sinistra" non esistesse e muoversi contro una certa "sinistra" come se non ci fosse un capitale globalizzato.

Taccio per carità di patria (la sinistra appunto) sull'uso grottesco della definizione "nazista".

08 agosto 2006

Mastroviti

Come al solito, in poche righe, riesce a centrare punti focali.
Beata ingenuità.

07 agosto 2006

Come stanno i palestinesi in Libano?

Dal blog di Rolli:

L'inferno dei palestinesi sono gli arabi

Mentre affermano di combattere Israele in nome e per conto della causa palestinese, i libanesi mantengono i rifugiati nei campi profughi - i peggiori di tutto il Medio Oriente - in condizioni pessime, privi di diritti e di assistenza.
Ai rifugiati palestinesi in Libano non è concessa la cittadinanza, nonostante siano presenti sul territorio ormai da decenni, tantomeno l'accesso al sistema sanitario - invece concesso ad altri stranieri - o alle scuole statali.
Non possono essere proprietari di immobili o terreni, nè esercitare 73 tipi di mestieri, tra i quali medicina, ingegneria, legge); dal 1998 il governo libanese vieta, in molti insediamenti, l'introduzione di materiali da costruzione, utili per riparare le baracche ormai ridotte a tane. L'acqua non è potabile e le fogne sono a cielo aperto, tra le baracche
Nessun deputato di Hezbollah in Parlamento, ha ha mai posto all'ordine del giorno la situazione vergognosa dei campi profughi palestinesi in Libano
All'interno, la situazione dei profughi palestinesi tra i fratelli arabi, raccontata in un'inchiesta di Francesco Ruggeri.

potete leggere il resto direttamente qui

André Glucksmann, Il peso dei morti non è mai lo stesso

Dal sito del Corriere della Sera

L’indignazione di tanti indignati m’indigna. Per l’opinione pubblica mondiale certi morti musulmani pesano quanto una piuma, altri tonnellate. Due pesi, due misure. Il massacro quotidiano di civili a Bagdad è relegato alla rubrica delle brevi, mentre il bombardamento che uccide 28 abitanti a Cana è elevato a crimine contro l’umanità e solo spiriti rari come Bernard-Henri Lévy e Magdi Allam se ne meravigliano.
Perché i 200 mila massacrati del Darfur non suscitano un quarto delle reazioni d’orrore risvegliate dalle vittime 200 volte meno numerose in Libano? Poiché sono musulmani a uccidere altri musulmani, bisognerà credere che l’assassinio non conti agli occhi delle autorità coraniche, né per la cattiva coscienza occidentale? La spiegazione non regge, poiché l’omicidio non riveste maggiore importanza quando è l’armata russa, cristiana e benedetta dai Papi, a radere al suolo la capitale dei musulmani ceceni (Grozny, 400 mila abitanti) e uccidere decine di migliaia di bambini. Il Consiglio di Sicurezza non indice riunioni su riunioni e l’Organizzazione degli Stati islamici volge piamente lo sguardo altrove. Ne consegue che solo il musulmano ucciso dagli israeliani vale l’indignazione universale.
Bisognerà credere che Ahmadinejad dia voce a sentimenti covati in segreto dall’opinione pubblica mondiale? Eppure tante coscienze occidentali oltraggiate dai bombardamenti in Libano si proclamano doppiamente indignate se sospettate di antisemitismo. Tenderei a dar loro credito, non pensiamo che il pianeta intero sprofondi nella paranoia antigiudaica! Il mistero si infittisce ancora. Perché tale emiplegia? Perché l’indignazione mondiale monta quando si tratta di bombe israeliane? Le immagini delle devastazioni in Libano—che sconvolgono assai più degli affamati del Darfur e delle macerie in Cecenia—sono implicitamente sottese da una geopolitica surrealista. Chi si sofferma sulle cronache di Cana o Gaza non conta soltanto i feretri dei brutti giorni, gli infelici che si seppelliscono paiono circonfusi di un’aura di annuncio fatale, ignota alle centinaia di migliaia di cadaveri africani o caucasici.
Quanti esperti individuano ormai da decenni nel conflitto mediorientale il cuore del caos mondiale e la chiave della sua risoluzione? Quale diplomatico tralascerà di ripetere dieci volte e non una che le porte dell’inferno e il Sesamo del ritorno all’armonia internazionale stanno a Gerusalemme? Unostesso copione fisso nelle menti del XXI secolo vuole che tutto si giochi sulle rive del Giordano. Scenario «duro»: finché si contrapporranno 4 milioni di israeliani e altrettanti palestinesi, 300 milioni di arabi e un miliardo e mezzo di musulmani saranno condannati a vivere nell’odio, nel sangue e nell’oppressione. Versione «morbida »: basterà una qualsiasi pace, a Gerusalemme, perché a Teheran, Karachi, Kartum e Bagdad gli incendi si plachino e arretrino dinanzi all’armonia universale. I nostri saggi sono diventati folli? Teorizzano sinceramente e seriamente che in assenza del conflitto israelo-palestinese non si sarebbe verificato nulla di grave, non avremmo avuto la sanguinaria rivoluzione di Khomeini, né le spietate dittature dei partiti Baath siriano e iracheno, né il decennio del terrorismo islamico in Algeria, né i Talebani in Afghanistan, né gli sciami di alfieri di Dio senza fede né legge?
Un’ipotesi triste e contraria, di rado evocata, è ancor più verosimile: qualsiasi cessate il fuoco intorno al Giordano resta intrinsecamente instabile finché il palazzo, la strada, buona parte dell’intellighentsia e gli stati maggiori musulmani serberanno intatta la passione antioccidentale. La «mondializzazione» si accompagna immancabilmente a reazioni di rigetto spesso dure, talvolta crudeli. Non occorreva esistesse, dal 1947, l’entità sionista per infiammare l’antioccidentalismo germanico da Fichte a Hitler, l’antioccidentalismo russo che senza sosta è risorto sotto gli Zar come sotto Stalin e ormai Putin. Solo un ingenuo può supporre che la volontà di potenza iraniana, che attinge la sua forza d’urto dalla rivoluzione khomeinista, rintracci nella «questione ebraica » altro che un pretesto a jihadizzare il mondo intero. Una volta cancellata Israele, chi crede che la rivoluzione verde festeggerà il trionfo deponendo le armi? La geopolitica della cattiva fede che consacra il Medio Oriente perno dell’ordine mondiale è diventata la religione dell’Unione europea, la fede di infedeli e poco credenti d’Occidente.
I pensatori postmoderni hanno affermato a torto la fine delle ideologie mentre navigavamo ancora in piena illusione ideologica, dopo aver barattato la speranza fallace della lotta finale con la predicazione angosciata di una catastrofe non meno assoluta e finale. Gerusalemme non è il centro del mondo ma il presunto centro della fine del mondo. La nostra funesta fantasmagoria si nutre di premonizioni apocalittiche. A forza di invocarla, si finirà per credere alla fumosa guerra di civiltà. E a forza di prevederla, la si farà, secondo il metodo ben reso nell’inglese self fullfilling prophecy, il pronostico che si conferma da sé. Il bombardamento degli abitati israeliani con missili del Partito di Dio dà forza alle promesse di annientamento del Padrino iraniano. Tuttavia, sottolinea con ironia Clausewitz, non è l’aggressore ad avviare il conflitto ma è lui a decidere di fermare l’aggressione. Dunque Israele è necessariamente colpevole. Circostanza aggravante: colpevole di una fine del mondo della quale tutto il mondo farnetica. Dalla geopolitica surrealista al delirio, la china è scivolosa.
07 agosto 2006

Foto manipolate dalla Reuters

A quanto pare, non soddisfatti dell'entità dei bombardamenti veri, alla Reuters se li inventano con photoshop.
Da reporters.