01 maggio 2008

Note a margine: Vattimo all'università di Bologna

Su Repubblica di oggi, nella prima pagina dell'edizione locale di Bologna (online potete vedere solo il pdf non leggibile) Franco Carinci, in un editoriale dal titolo Bononia docet ma non la coerenza contesta la decisione del preside di lettere di non concedere un'aula a Gianni Vattimo per illustrare le ragioni del boicottaggio culturale a Israele in occasione della Fiera del Libro di Torino.
Ne ho parlato brevemente qui. (ho mandato più o meno le considerazioni che seguono a repubblica, vediamo che ne fanno)

Le argomentazioni con cui Carinci si oppone alla decisione di Sassatelli sono però ampiamente discutibili, - in tutti i sensi. Le sintetizzo brevemente, visto che online l'articolo non si trova.

Scrive Carinci che l'aula non si poteva negare per ragioni di principio e di opportunità.

Le ragioni di principio le estrinseca con queste parole:
"perchè non si vede come si poteva negare a un professore universitario a pieno titolo cioè non per mero biglietto da visita, ma per autorevolezza scientifica - di dire la sua".

1. mi sfugge la distinzione tra professore universitario a pieno titolo e tra professore universitario per "mero biglietto da visita".
Sarebbe illuminante qualche esempio da parte di Carinci.
Per caso i professori universitari "per mero biglietto da visita" potrebbero essere quelli che su giornali a tiratura nazionale sostengono che la propria disciplina si basa sulla copia e sul plagio come ha fatto Vattimo qualche tempo fa sul Corriere della Sera?

2. Vattimo è docente universitario di filosofia teoretica. Ha chiesto l'aula non per tenere una lezione sulla sua disciplina ma per intervenire su un avvenimento di politica contemporanea. L'essere docenti universitari consente di chiedere l'uso di una struttura pubblica per propagandare le proprie idee sull'universo mondo? E Carinci avrebbe difeso comunque questa richiesta se l'argomento presentato da Vattimo fosse stato la Coppa dei Campioni? E se invece Vattimo avesse voluto illuminarci sulla reale possibilità del moto perpetuo? A mio avviso, l'essere docente universitario di filosofia a questo riguardo non offre particolari privilegi rispetto a essere un operatore ecologico.

Continua Carinci dicendo che quando si parla in università:
"se lo fa un professore, di norma lo fa ex cathedra, con la sua brava lezione che spesso non tollera né interruzioni né domande finali, senza che sia previsto alcun duetto cantilenante"

1. Ormai sono molti anni che bazzico l'università, prima da studente e poi da docente. Devo ammettere che una lezione universitaria senza domande non mi è mai capitata. Non vi ho mai assistito e non ne ho mai tenute. A volte, se non ci sono, mi capita di sollecitarle. Strano ma vero.

2. Si suppone che si parli ex cathedra della propria disciplina. Del proprio ambito di competenze scientifiche e accademiche, non di posizioni politiche che, anzi, come tali devono sostenere il contraddittorio. O dobbiamo ascoltare Vattimo ex cathedra anche quando ci parla delle sue senili infatuazioni per cubani cubisti?

Carinci passa poi alle ragioni di opportunità e scrive:
"E' ben noto che questi gruppi cercano visibilità pubblica e non per nulla avevano questa volta scelto un personaggio come Vattimo, sicché, se si voleva farne parlare in lungo e in largo, questa era la maniera giusta; non solo il divieto avrebbe avuto luogo solo se si fosse stati in grado di garantirne l'osservanza, cosa che già a priori si dava per esclusa."

1. Curiosa argomentazione che esplicita come Vattimo si sia prestato a fare da utile udiota a un gruppo politico che cercava solo pubblicità. Epperò Carinci la responsabilità di questa pubblicità tenta di scaricarla su chi ha cercato di evitare che l'università fosse strumentalizzata da un manipolo di press-agent in pectore.

2. Mi sfugge la coerenza argomentativa del fatto che si possa vietare qualcosa solo se il divieto è efficace. Che significa? Che siccome non possiamo fermare il traffico di organi umani dobbiamo legalizzare la vendita dei reni?

Dopo di che i collettivi occupano un'aula universitaria. E' già accaduto in passato e accadrà ancora in futuro, non mi pare una tragedia. Quello che invece mi sembra il caso di sottolineare è che un professore universitario - Gianni Vattimo - in spregio totale dell'istituzione a cui appartiene, l'università, e in spregio totale del rispetto accademico, sia entrato in quell'aula, novello Wanda Osiris nella ola dei suoi boys "accolto come un trionfatore, con un mistico rigurgito di trasgressione" come acutamente scrive Carinci.

A me pare che Sassatelli non avrebbe potuto comportarsi in maniera migliore. Ha legittimamente negato un'aula universitaria per un'iniziativa ambigua e pubblicitaria e ha mostrato sensibilità e coraggio nell'essere nel luogo che gli studenti avevano occupato, perchè l'università è degli studenti, anche quando sbagliano.

Che ne siano consapevoli o no, gli studenti di Bologna hanno visto in azione due tipi ben diversi di docenti universitari: Sassatelli e Vattimo. Meno male.

1 commento:

Uriel ha detto...

1. Ormai sono molti anni che bazzico l'università, prima da studente e poi da docente. Devo ammettere che una lezione universitaria senza domande non mi è mai capitata.
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Non sei abbastanza pallosa. Ci sono professori in grado di terminare la carriera, senza una sola domanda.

Uriel