10 marzo 2008

Saperi virtuali

Tre giorni di convegno con relazioni di dodici minuti (più tre per la discussione) su cinque sessioni parallele comportano un notevole dispendio di calorie. In primo luogo la colazione, lungi dall'essere un lento momento in cui il mondo ti chiede scusa di esistere, diventa una sorta di sudoku (ma quanto è scemo come gioco il sudoku??) in cui si cerca di incastrare una serie di X a contrassegnare le relazioni che si vogliono sentire, saltando da una sala all'altra.
E la fregatura è che sono molte sono davvero interessanti, e altre ti trovi ad ascoltarle per puro spirito accademico/amicale. Se hai condiviso il buffet con Samaya, docente sudafricana di matematica, costringendo un paio di camerieri a doppi giri con la birra, come potresti sottrarti al suo intervendo dedicato all'insegnamento della matematica ai bambini delle tribù rurali?

E ci vogliamo perdere il simpaticissimo belga che parla delle lezioni in mobile-tv sulla banda larga dei treni? Certo, impossibile, dal momento che costui si è sobbarcato l'ingrato compito di spiegare al tizio della piscina che era imprescindibile un portacenere. E pazienza se tra Roma e Bologna a stento esiste il GPRS e che quindi delle nuove nozioni sulla mobile-tv non te ne farai nulla per almeno altri dieci anni.

E' stato uno splendido tuffo nel mondo esterno (esterno all'italia intendo), anche se qualche perplessità non manca. Il convegno era dedicato al rapporto tra didattica e nuove tecnologie, in tutte le sue forme. E-learning, middle learning, web 2.0, tutto quello che può riguardare il mondo wiki, passando dal podcast ai video, ai documentari, and so on.

La prima cosa da ricordare è che gli investimenti in questo settore corrono fluenti e copiosi. Basta presentare progetti di didattica multimediale, a distanza, con l'ipod, con le cuffie stereo, con i video multicolori e si ricevono denari su denari. In mezzo ovviamente c'è di tutto, i progetti seri come no. Ma sembra che ci si ponga, almeno da parte dei più avvertiti, un paio domande per me importanti.

1. Non è possibile insegnare tutto in e-learning o in video. Tutt'altro. Argomenti e discipline vanno scelti con oculatezza, perchè se è vero che è possibile costruire un programma interattivo per l'insegnamento del greco o della matematica, progettare un corso di filosofia teoretica o di fisica delle particelle in e-learning è tutt'altro che semplice.

2. Le nuove forme didattiche sono - appunto - nuove. Vanno testate, modificate in progress. E questo significa che partire con progetti completi di curricula è un passo quantomeno azzardato. Se si rivelassero fallaci avrebbero come conseguenza studenti usati come cavie ed eticamente non mi pare molto corretto.

3. Sarebbe interessante capire perchè noi, che siamo arrivati con le nostre relazioni, i nostri case-study, le nostre presentazioni video e/o power point, avevamo tutti la nostra relazione scritta, molti l'hanno letta, alcuni l'hanno usata come traccia, e, a dispetto di collegamenti video, video conferenze, mail e skype, il must più gettonato per scambiarsi idee e riflessioni è rimasto comunque l'incontro davanti a un caffe'.


2 commenti:

Palmiro Pangloss ha detto...

Con l'abbondanza di insegnanti sottopagati che c'e', poi, viene da chiedersi a che cavolo serva tutta 'sta faccenda.

ipazia ha detto...

Dipende, se lo chiedi a me confermo che sono sottopagati, ma che siano tanti ci sarebbe da discutere. certo, finchè gli standard sono 30 studenti per classe al liceo e 500 per sdoppiare un corso all'uni di certo gli insegnanti non mancano.