01 agosto 2007

Gli operosi rammendatori e i vanagloriosi straccivendoli

Perdonatemi il titolo che sta tra Lina Wertmüller e Paolo Rossi.
Ma riflette, a mio parere, due caratteristiche della filosofia italiana. Non di tutta ovviamente, ma di buona parte si.

Gli operosi rammendatori sono quelli che - spesso storici delle idee, ma non solo - dedicano tutta la vita di ricerca a personaggi interstiziali, pubblicando centinaia e centinaia di pagine su minori quattro/seicenteschi, con eruditi tomi sull'impatto della genesi del pensiero copernicano nella formazione giovanile di salpietro da forlì (*)o sulla tarda conversione al giansenismo provenzale di jean d'arles (**). Volumi dotti, in cui le pagine dedicate alle note e alla bibliografia superano spesso - fortunatamente - quelle di testo vero e proprio. La prosa è involuta, non solo per posa, ma anche per evitare di sfiorare un problema filosofico "vero".
Ricostruzioni minuziosamente microscopiche, nelle quali si prende in esame la precoce formazione latina del protagonista e si dettaglia allo spasimo la descrizione della sua biblioteca, la cui composizione si è fortunosamente salvata in una lista stilata da un lontano parente che immediatamente dopo la morte del misconosciuto avo si è venduto tutta l'erudita biblioteca (e qui di solito ci sono almeno cinque pagine di lagne sul famigerato nipote che ha misconosciuto l'importanza del patrimonio).

I vanagloriosi straccivendoli sono quelli che - spesso analitici o neopositivisti ma non solo - si lanciano in piccole summe dell'universo filosofico. E allora ecco libri agilissimi, spesso meno di cento pagine, che analizzano *tutto* il pensiero filosofico dell'illuminismo esiti fino ad Adorno compresi. Veri e propri voli fantastici nei quali si passa da Platone a Heidegger a Cartesio, si spiegano i concetti di essere/divenire, si esprimono giudizi apocalittici, si sintetizza la seconda rivoluzione scientifica e si esprimono pareri entusiasti sul prossimo futuro del pensiero. Note indecifrabili, bibliografia scarsa in generale, ma dettagliata sul primo novecento. Diciamo che fino al XX secolo mettono in bibliografia i manuali, poi tutte le pubblicazioni possibili dall'inizio del novecento fino al 1970. Oltre non si va, è una regola non scritta.

E in accademia le regole non scritte sono quelle più rispettate. A volte sono le uniche rispettate.

(*) (**) a quello che so, sono nomi da me inventati al momento. Ma non ho dubbi che, casualmente veri, anche questi due non abbiano sulla coscienza qualche tomo contemporaneo pubblicato da Olschki.

1 commento:

nullo ha detto...

e poi ci sono quelli che i primi anni novanta sono storia della filosofia e vanno lasciati ai topi di biblioteca

guarda che c'è sulla homepage di analysis tra le informazioni per i contributors:

"
on topics of current interest (and note, ANALYSIS does not publish papers on the interpretation of the Great Dead Philosophers)
"

ciao,
nullo