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22 giugno 2009

09 settembre 2008

Scuola e tagli? No grazie

Leggo Uriel sulla scuola, ma non sono tanto convinta. Ha ragione quando dice che la scuola italiana era una scuola d'eccellenza, che ha dato al mondo - tra le altre cose - i ragazzi di via Panisperna; ma quei ragazzi venivano da una scuola superiore e da una università che, nei fatti e nella legge, erano a numero chiuso. Fino agli Sessanta le classi dei nostri licei erano formate da un numero di studenti che arrivava al massimo a sedici/diciotto persone. All'università, fino al 1969, anno della liberalizzazione degli accessi, la situazione variava di poco; chi ha fatto l'università pre-sessantotto non è che trovasse docenti migliori, trovava spazi e tempi, e ci cresceva.
Adesso la situazione media in un buon liceo italiano è questa: classi di venticinque/trenta persone. (e parlo dei licei, tacendo del resto per amor di me).
Vediamo cosa significa in pratica, per l'insegnamento di una disciplina che al liceo ho insegnato per cinque anni (in tutt'altra situazione comunque, perchè ho fatto quattro mesi di insegnamento in una scuola pubblica e sono fuggita inorridita).
Dunque: in una prima liceo classico le ore di filosofia alla settimana sono tre. Le settimane di scuola circa trenta; dunque in una prima liceo si fanno 90 ore di filosofia in un anno. Cominciamo dalle rogne, che insegnare è meraviglioso, ma interrogare e giudicare molto meno; pensiamo alla situazione migliore che mi possa capitare, una classe di venticinque persone. Devo interrogare ciascuno almeno due volte a quadrimestre, (la legge parla di numero "congruo" di valutazioni, senza specificare cosa vuol dire), ma per amore di teoria ammettiamo che ne bastino due, perchè tutti prendono la sufficienza o più in tutte le valutazioni. (quello che prende sei e quattro mi scombina già tutto, e mi rimanda al giro dell'oca). Sono venticinque. Quanto tempo dura ciascuna interrogazione? diciamo mezzora? tre domande, tre risposte. Quattro domande va. Venticinque studenti sono almeno, (almeno) venticinque ore a quadrimestre; I quadrimestri sono due; e le prime cinquanta ore sono volate. Nelle rimanenti quaranta devo spiegare, almeno, i seguenti argomenti:
origine della filosofia
sofisti
materialisti
platone
aristotele
le scuole ellenistiche
almeno, che dovrei arrivare, secondo programma ministeriale, al XV secolo, che l'anno successivo in teoria dovrebbe cominciare dal XVI.
Se va tutto bene, i miei studenti cominciano con un "buco" di settecento anni.
questo se va bene,  che se ci mettiamo che magari, su venticinque, non tutti capiscono al primo colpo, qualcuno si ammala, qualcun altro ha bisogno di un ripasso, tutto va a monte.
Tutto questo solo per cominciare a inquadrare il problema, che salto (ma ci ritorno se serve), tutta la parte burocratica che va assolta. Anche in classe. Per dire, fare l'appello, controllare le assenze, le giustificazioni, ecc...è qualcosa che ruba almeno dieci minuti all'ora.

Qualche soluzione solo alle tre banali cose qui esposte? Raddoppiare il numero delle classi. Al massimo quindici/diciotto persone. Meglio ancora dodici (12). Raddoppiare (raddoppiare) il numero dei docenti. Far eseguire la parte burocratica (controllo delle assenze, delle giustificazione, ecc...) al personale amministrativo, quando il docente entra in classe il suo compito deve essere uno: INSEGNARE.  E ogni insegnante deve insegnare la SUA materia, quella nella quale è laureato. Via con lo scandalo (SCANDALO) che il laureato in Filosofia insegni anche storia, che il geografo insegni matematica, l'economista informatica, il laureato in Lettere Moderne latino. Una materia, un insegnante.

Dopo che tutto questo funziona, pensiamo ai tagli. meditati o meno. Di sinistra o no. 
Perchè la questione è che al momento, chi fa meno danni, è chi sta fermo. Non siamo nemmeno nella paradisiaca situazione di dover scegliere tra geometra o architetto di tendenza. 
Se proprio nessuno ha un progetto,  perché *nessuno* ha un progetto sulla scuola, nemmeno questa sinistra di scalzacani d'accatto,  allora che stiano tutti fermi.

01 marzo 2007

Uno strano paese

Su repubblica di giovedì 1 marzo Marco Lodoli scrive un'editoriale per stigmatizzare l'età media dei docenti di scuola superiore.
Moltissimi cinquantenni, annota; e li descrive a tinte fosche, vecchi, demotivati, analfabeti tecnologici, gente da pensione. Impreparati di fronte alle nuove generazioni, senza strumenti, e anche stanchi.
Non so bene quali cinquantenni conosca Lodoli, e non ne voglio nemmeno fare una questione di esperienze personali. (no, dico, Lodoli parla di cinquantenni come nonni??)
Vorrei solo far rilevare che non più tardi di qualche giorno fa due ottantenni hanno contribuito a far cadere il governo e che alle elezioni si sono confrontati due settantenni.
Chissà, forse la mia è solo invidia. Quando avrò io la crisi di mezza età dubito che riuscirò a descriverla sulla prima pagina di repubblica.

13 febbraio 2007

Pubblicità progresso

Attraverso rosalux arrivo al sito di educity, che descrive così:
"questo motore di ricerca seleziona le fonti. La cosa interessante del progetto, è - mi pare di capire - che il team è composto da un gruppo di docenti e studenti che discutono - mi si dice animatamente - su quale sito inserire e quale no."
Lo linko questo motore di ricerca, e invito chi vuole a diffonderlo. Mi pare un'iniziativa molto intelligente.

13 novembre 2006

Scuola

A proposito dell'episodio di Nova Milanese (qui un articolo di repubblica che Leonardo giudica indecente, e ha perfettamente ragione) ho trovato in rete solo due scritti condivisibili. Uno è appunto il post di Leonardo, l'altro un delizioso, ironico e sarcastico post dal titolo Famo a capisse di quel genio che va sotto il nome di pls (paolo levi sandri, per gli amici).

05 ottobre 2006

Follie

Italia Oggi
Mercoledì, 4 Ottobre 2006
Finanziaria, salvi 18.500 alunni bocciati. Così si risparmia sulle
classi

Asini promossi per legge

Come si fa a risparmiare sulla scuola con un ministro come Giuseppe
Fioroni che minacciava le dimissioni di fronte ai tagli previsti in
Finanziaria? Semplice: salvando qualche asino da sicura bocciatura
Sembra una follia, invece è la soluzione trovata da quei
della Ragioneria generale dello stato che hanno scritto la relazione
tecnica della legge finanziaria 2007. Stabilendo, appunto, che salvando
un asino ogni dieci da sicura bocciatura nei primi due anni della
scuola superiore si verrebbero a risparmiare 18,6 milioni euro già
nel 2007 e ben 56 milioni di euro a decorrere dall'anno successivo.
Dov'è il risparmio? Eccolo: meno ripetenti significa meno classi, meno
professori, meno bidelli (...) La trovata è stampata alla pagina 353
del disegno di legge finanziaria depositato alla camera dei deputati.
È stata considerata, sostengono i tecnici, ´una riduzione del 10%
del numero dei ripetenti dei primi due anni di corso della scuola secondaria di secondo grado. I bocciati normalmente sono 185.002 quelli da salvare il prossimo anno dovrebbero essere 18.500.
Significherebbe un taglio netto di 805 classi, ma i prudentissimi tecnici per calcolare i risparmi ne contano solo 644 in meno (l'80%).
Così si potranno risparmiare 1.455 docenti e 425 classi, per una minore spesa di euro 56 milioni a decorrere dall'anno 2008 ed euro 18,6 milioni per l'anno 2007. Gli asini brindano, ma la norma inserita in Finanziaria è una vera sciocchezza: quale professore è disposto a salvare da meritata bocciatura un suo alunno per il bene superiore dei conti pubblici, se questa promozione oltretutto è destinata a fargli perdere il posto di lavoro? Sotto questo meccanismo così strampalato però c'è qualcosa di ben più serio: ed è l'idea stessa di educazione che porta a mischiare così numeri e carte, meriti e conti pubblici, studenti e professori. Il ministro dell'istruzione, Giuseppe Fioroni, che probabilmente è vittima di questo grottesco modo di procedere, avrebbe più di una ragione per alzare la voce e mandare gamba all'aria le norme inserite nella legge più importante del governo. Della qualità dell'insegnamento e dell'apprendimento, della formazione degli insegnanti e della crescita degli studenti, del
rischio educativo in gioco su quei banchi di scuola importa assai poco
a chi legifera in questo modo. Quella che appare come una scivolata dei
tecnici è invece il cuore stesso di una politica che arranca,
giochicchia con slogan e testi sacri (come ha pontificato ieri alla
camera), ma non ha nulla da dire. Solo numeri da sistemare...
Franco Bechis