31 agosto 2007

A proposito di lavavetri

Il link di oggi porta al sito dell'Unità: Sinistra al semaforo, ma anche rosalux è da leggere: Teatrino fiorentino.

30 agosto 2007

geek!

Via danzasull'acqua il geek test!
Io sono: +++++ Super Geek ...................................≥45%

29 agosto 2007

Pico della Mirandola

Un matto, sostanzialmente. E ricchissimo. Certo, geniale.
Ma anche uno con del culo, se vogliamo. Allora nasce ricco, e va bene. Ha voglia di studiare, e sembra anche bravino, allora la mamma, per evitare che i fratelli maggiori gli facciano le scarpe gli intesta un terzo del ducato e lo manda a Bologna a studiare diritto canonico. Lui quindi se ne frega dell'amministrazione, lascia che se ne occupino i fratelli e si limita a incassare. Studia a Bologna, poi la madre muore e visto che il diritto canonico gli interessa ancora meno dell'amministrazione terriera se ne va a Ferrara, dove conosce Vespasiano Strozzi e Giambattista Guarini. Poi va a Padova e a Pavia. A un certo punto va a Firenze; Firenze in quegli anni è come la Barcellona della movida o la Berlino di Weimar: ci passano tutti quelli che contano, e come può mancare Pico? E' il 1484, e Pico - che ha 21 anni - a Firenze conosce Marsilio Ficino e Angelo Poliziano (pare che il Poliziano avesse una predilezione per i bambini, che gli costa un anno di esilio da Firenze, anno che passa insieme a Pico a girovagare per l'Italia), insomma dopo Aristotele (Padova) conosce Platone.
Non ha un carattere facile Pico. Passionale, irruento, affatto convinto delle divisioni filosofiche e religiose, gira con il suo ebraista personale, Elia del Medigo, e a volte anche con Manuele Adramitteno, che gli insegna il greco. Insomma è una star, con tanto di personal team al seguito. Tanto per non farsi notare si mette a litigare con Ermolao Barbaro, che in quel momento è il massimo conoscitore di Aristotele in un momento in cui Aristotele è considerato il top (ed è anche un grande diplomatico).
Più o meno come se un laureando in fisica si incazzasse con Fermi, sostenendo che non capisce niente di fisica.
Nel 1585 è a studiare a Parigi, e - a parte che da quel momento in poi si sente parigino dentro - comincia a pensare all'individuazione, all'interno delle singole correnti filosofiche, di quei principi comuni che possono portare alla pace universale tra gli uomini. Non ci pensa sopra a lungo comunque, l'anno dopo torna a Firenze e poi va a Roma perchè vuole organizzare a sue spese un convegno tra i sapienti per discutere le novecento tesi che ha stilato. Parigi, Firenze, Roma. Nel tragitto tra Firenze e Roma si ferma ad Arezzo e incontra una sua ex amante, vedova di un Medici, ma risposata a non mi ricordo chi. Pensa bene di "rapirla", chè il viaggio pare monotono altrimenti, infatti si anima subito, perchè gli aretini si alterano, li inseguono, ammazzano i servi di Pico e arrestano lui. A quel punto ovviamente la signora, Margherita, comincia a urlare che è stata rapita. (fa diverso, dicono dalle mie parti). Comunque interviene Lorenzo de' Medici e Pico viene rilasciato.
A Roma va dal papa, con le sue novecento tesi (ha 24 anni) e il suo progetto di convegno, paga tutto lui aggiunge (che gli frega? è il fratello maggiore che si sbatte a Mirandola per far rendere il feudo!).
Le novecento tesi hanno il pomposo titolo di Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae e nelle sue intenzioni i partecipanti alla discussione devono trovare i punti di accordo. Come introduzione scrive il De homini dignitate (che, come tutte le prefazioni che si rispettino, è scritta dopo).
Il papa è un po' perplesso. Chi sarebbe questo giovanotto, un rapitore di vedove che gira con un ebraista, pieno di soldi, e che ha l'ambizione di mettere di mettere su una giostra di sapienti in una situazione politicamente e ideologicamente spinosa? Prende tempo, il papa, e istituisce una commissione per avere un giudizio. La commissione decide che sette tesi sono eretiche e altre sei discutibili.
Ma Pico non sta capito, e scrive l'Apologia per contestare le contestazioni. E il papa gli manda a dire, ah si? E allora ti dico che sono eretiche tutte e novecento.
Ma ancora Pico non sta capito. E allora il Papa glielo scrive, e gli scrive anche di smetterla con tutte quelle storie.
Pico capisce che tira una brutta aria e scappa in Francia, ma viene arrestato a Lione. A Parigi un po' si incazzano per l'arresto, interviene anche Carlo VIII e allora dopo un mese viene rilasciato a condizione che torni a Firenze. E che ci rimanga.
Il solito Lorenzo de' Medici gli offre una villa a Fiesole. Lui ci studia, e mentre studia cerca di convincere Lorenzo che è il caso di richiamare a Firenze il Savonarola. (la gratitudine eh?)

Non abbastanza sicuro di avere pochi guai Pico si mette a studiare la cabala (con un personaggio un po' ambiguo, Fabio Mitridate).
Muore il 17 novembre 1494, proprio il giorno in cui Carlo VIII entra a Firenze.
Un mistero la morte, si parla ancora di avvelenamento.

Cronache Marziane

Ieri sera ho fatto un giro alla festa dell'unità nazionale, che quest'anno si tiene a Bologna. Meglio di altre edizioni, sicuramente, anche se la libreria continua a sembrare un mix tra alfabetizzazione e mercato.
Stendo un velo sul programma culturale e racconto invece dell'intervento del nostro magnifico sindaco, Cofferati, che ha illustrato le grandi e magnifiche sorti progressive che attendono la città.
Per farla breve, alcuni giornalisti intervistavano il sindaco. C'erano tutti i giornali di Bologna, o che hanno una cronaca dedicata alla città: repubblica, il corriere della sera, il resto del carlino, il domani.
Posso dire un incontro- truffa? Nessuna domanda non dico spinosa, ma nemmeno vagamente problematica, un teatro dell'assurdo nel quale le domande erano costruite perché Cofferati potesse rispondere con ampio agio, spesso sfiorando i toni da comizio. A mezzora dall'inizio qualcuno tra il pubblico ha provato a intervenire, peraltro con toni decisamente educati, ma è stato immediatamente zittito dal moderatore del "dibattito" che ha chiarito che non era affatto previsto dal programma che si potessero porre domande al sindaco (eppercarità).
Per cinque volte (poi ho smesso di contare) Cofferati ha chiarito come:
"la cittadinanza non ha la percezione di quello che sto facendo per questa città".
Insomma, per almeno cinque volte ci ha definito imbecilli. E questo senza che nessuno dei giornalisti presenti (visto che il pubblico era stato zittito) pensasse bene di intervenire.
Il punto mi pare invece che la percezione l'abbiamo chiarissima, ed è questo il suo problema.
E infatti, in una platea tradizionalmente amica come quella della festa dell'unità il sindaco ha incassato ben pochi applausi e tutti su affermazioni assolutamente generiche. (anche perché non ne poteva fare altre).

Perché "cronache marziane"? Perchè mi è parso evidente come giornalisti e sindaco vivano (o fingano di) in una città diversa rispetto ai cittadini comuni. Per giornalisti e sindaco i problemi di Bologna sono i lavavetri e gli occupanti di case del comune, e - ovviamente - gli immigrati clandestini.
Non una parola sui rapporti, sempre in peggioramento, con l'università, non una parola sugli affitti che affliggono studenti e lavoratori fuori sede, non una parola sugli appalti, sui bandi di concorso, sulla scuola, sui trasporti pubblici.
Non una parola sul futuro culturale di questa città, in coma da decenni.


La città ringrazia e spera che Cofferati si tolga dai dintorni anche prima della fine della legislatura.

24 agosto 2007

Keynes

"Contro la stupidità anche gli dei sono impotenti. Ci vorrebbe il Signore. Ma dovrebbe scendere lui di persona, non mandare il Figlio; non è il momento dei bambini".

18 agosto 2007

Motivi

Ci deve essere un motivo - o più di uno - per cui andare da Milano a Lipsia costa 9.99 euro e da Bologna a Rodi milletrecentocinquanta.

E' che una settimana a Lipsia non mi attira per nulla.

17 agosto 2007

Agosto

Dopo aver assillato e costretto un po' di persone a non muoversi dai colli bolognesi in agosto perché:
"Io devo scrivere ad agosto!"

tocca ammettere che passata la prima metà del mese non sono nemmeno a un quinto del lavoro.

10 agosto 2007

Genetliaco

L'11 agosto, da questa parte del monitor, si compiono gli anni.

09 agosto 2007

Test estivi

Via catepol arrivo al test.
Questo il risultato (non male, decisamente).

Questo tipo introverso intuizione � probabilmente il pi� astratto di tutti i 16 tipi. Distaccato e intellettuale � dotato di una personalit� complessa. � creativo, curioso ed � capace di percepire molto rapidamente e prima degli altri le possibilit� o potenzialit� che una situazione presenta. Possiede una grande capacit� di concentrazione ed ha una notevole capacit� di sintetizzare in maniera immediata le informazioni che riceve. Presta per� una scarsa attenzione ai dettagli. Come tutti gli intuitivi, � stimolato dai nuovi problemi da risolvere. Riesce ad elaborare soluzioni originali ed argute ma � poco interessato dal metterle in pratica. La sua funzione inferiore � la sensazione. A questa caratteristica si aggiunge la sua introversione. Il risultato � una bassa propensione ad immergersi nel mondo o a cercare di dominarlo. Pu� avere difficolt� a prendere delle decisioni. Si muove con maggiore destrezza ed audacia nel mondo delle idee che in quello materiale. La forza delle idee pu� essere tale da fargli compiere delle imprese anche straordinarie, ma questo tipo corre il rischio di trascurare aspetti importanti della realt� e di perdersi nei suoi pensieri. � comunque sicuramente pi� adatto ad avviare un progetto che non a stabilizzarlo o a gestirlo quando � diventato maturo. Malgrado una frequente timidezza in ambito sociale, possiede una marcata sicurezza o forza interiore. � molto indipendente, poco influenzabile, scettico. Sovente capace di ironia. Nelle situazioni di crisi o molto complesse sa mantenere la calma ed esser paziente. � in compenso molto impaziente con i dettagli di routine. Grazie alla sua funzione secondaria, il pensiero, � una persona molto logica e analitica. Possiede pertanto un�ottima capacit� di organizzare le sue intuizione. � molto aperto alle nuove idee. Sul piano delle relazioni possiede una certa difficolt� di comunicazione: la sua tendenza ad essere astratto e intellettualmente preciso rischia di renderlo poco chiaro ai comuni mortali! Inoltre non � particolarmente portato a prestare attenzione agli aspetti che appartengono alla sfera emotiva e sentimentale. Esteriormente viene percepito come una persona calma e riservata. Sul piano professionale pu� svolgere lavori intellettualmente impegnativi. � bene che eviti lavori con dettagli di routine. Le sue capacit� di sintesi e innovazione possono essere preziose per risolvere problemi anche molto complessi.

08 agosto 2007

07 agosto 2007

Perla

Il link di oggi porta al blog di rosalux. Ospita un articolo delizioso quanto geniale:

02 agosto 2007

Semplicemente geniale

Impossibile non postare questo video.
Dal blog di Emanuele Ottolenghi via Griso.

Coincidenza

Il curatore di una prestigiosa collana filosofica di una altrettanto prestigiosa casa editrice ha deciso di pubblicare una raccolta di saggi su internet e dintorni; vuole interventi di quindici/venti cartelle, per un testo suddiviso in quattro sezioni. Non è stato chiarissimo al telefono, ma penso di aver capito cosa vuole fare. Quello che mi sfugge è perchè - dato che potevo intervenire su tre/quattro degli argomenti in gioco - abbia insistito per avere da me un saggio sull'internet addiction.
A voi viene in mente una possibile motivazione?
Scusate la fretta, ma scrivo dall'auto in una piazzola dell'autostrada.

01 agosto 2007

Gli operosi rammendatori e i vanagloriosi straccivendoli

Perdonatemi il titolo che sta tra Lina Wertmüller e Paolo Rossi.
Ma riflette, a mio parere, due caratteristiche della filosofia italiana. Non di tutta ovviamente, ma di buona parte si.

Gli operosi rammendatori sono quelli che - spesso storici delle idee, ma non solo - dedicano tutta la vita di ricerca a personaggi interstiziali, pubblicando centinaia e centinaia di pagine su minori quattro/seicenteschi, con eruditi tomi sull'impatto della genesi del pensiero copernicano nella formazione giovanile di salpietro da forlì (*)o sulla tarda conversione al giansenismo provenzale di jean d'arles (**). Volumi dotti, in cui le pagine dedicate alle note e alla bibliografia superano spesso - fortunatamente - quelle di testo vero e proprio. La prosa è involuta, non solo per posa, ma anche per evitare di sfiorare un problema filosofico "vero".
Ricostruzioni minuziosamente microscopiche, nelle quali si prende in esame la precoce formazione latina del protagonista e si dettaglia allo spasimo la descrizione della sua biblioteca, la cui composizione si è fortunosamente salvata in una lista stilata da un lontano parente che immediatamente dopo la morte del misconosciuto avo si è venduto tutta l'erudita biblioteca (e qui di solito ci sono almeno cinque pagine di lagne sul famigerato nipote che ha misconosciuto l'importanza del patrimonio).

I vanagloriosi straccivendoli sono quelli che - spesso analitici o neopositivisti ma non solo - si lanciano in piccole summe dell'universo filosofico. E allora ecco libri agilissimi, spesso meno di cento pagine, che analizzano *tutto* il pensiero filosofico dell'illuminismo esiti fino ad Adorno compresi. Veri e propri voli fantastici nei quali si passa da Platone a Heidegger a Cartesio, si spiegano i concetti di essere/divenire, si esprimono giudizi apocalittici, si sintetizza la seconda rivoluzione scientifica e si esprimono pareri entusiasti sul prossimo futuro del pensiero. Note indecifrabili, bibliografia scarsa in generale, ma dettagliata sul primo novecento. Diciamo che fino al XX secolo mettono in bibliografia i manuali, poi tutte le pubblicazioni possibili dall'inizio del novecento fino al 1970. Oltre non si va, è una regola non scritta.

E in accademia le regole non scritte sono quelle più rispettate. A volte sono le uniche rispettate.

(*) (**) a quello che so, sono nomi da me inventati al momento. Ma non ho dubbi che, casualmente veri, anche questi due non abbiano sulla coscienza qualche tomo contemporaneo pubblicato da Olschki.

I filosofi mentono

Che i filosofi mentano non è una novità; in alcuni casi potremmo dire che è un'iperbole: non mentono i filosofi. Interpretano.

I manuali di storia della filosofia migliori in genere sono a tema. La storia della filosofia scritta da Cassirer giocata - tutta e solo - sul tema dell'epistemologia e della conoscenza malgrado gli anni è uno strumento indispensabile. Quella a cui ho partecipato io ha come filo conduttore invece il rapporto con le "altre" filosofie (ebraica, musulmana, indiana, cinese) per far scoprire che non sono "altre", ma costituiscono il patrimonio della riflessione filosofica comune.
Tutto questo per dire che mi piacerebbe scrivere (o anche solo progettare) una storia della filosofia giocata sul tema della felicità.
Perchè i filosofi mentono sulla felicità.

Ci sono quelli che dicono che la felicità non esiste in questo mondo. (i portasfiga per intenderci)
Ci sono quelli che dicono che la felicità consiste nel limitare i desideri a quelli possibili (azzo! e ci voleva un filosofo?)
Ci sono quelli che dicono che la felicità è un attimo fuggente dentro una vita di dolore, magari raggiunto con l'ascesi (una bella perversione eh?)

Mentono.
Per quel che mi riguarda entro nel quarto anno di felicità assoluta, quotidiana, non inficiata da nulla.
Anche nelle giornate più nere, la felicità fa dapprima capolino con un sorriso poi travolge tutto quello che incontra e domina incontrastata sul mio corpo e sui miei pensieri. E promette di durare ancora a lungo.